Festival Roma. “Too big to fail”: il crac Lehman diventa un thriller

Pubblicato il 2 Novembre 2011 14:32 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2011 14:33

ROMA – La politica economica e il crack Lehman Brothers diventano un thriller in Too big to fail – Il crollo dei giganti, uno dei titoli piu' interessanti del festival di Roma 2012 e parte di un percorso cinematografico che con almeno tre titoli, gli altri sono L'industriale di Giuliano Montaldo e Un vie meuiller di Cedric Khan in concorso, prova a raccontare la crisi finanziaria. Too big to fail, che ha avuto stamattina un'ottima accoglienza dalla stampa e stasera passera' per il pubblico in sala Sinopoli, sara' in prima tv su Sky Cinema1Hd venerdi' 4 novembre alle 21.10.

Prodotto dalla Hbo americana, basato sull'omonimo bestseller di Andrew Ross Sorkin (De Agostini), il film ha un cast importante a cominciare dal regista, il premio Oscar Curtis Hanson (La Confidential) e dagli attori William Hurt, Bill Pullman, Paul Giamatti, James Woods, Cynthia Nixon. Dentro ci sono, raccontate in maniera drammaticamente avvincente, le settimane del 2008 con l'esplosione della crisi che ancora stiamo vivendo. Come dice il titolo, prima del maggio 2008, di quegli scatoloni portati fuori dagli impiegati licenziati, fotografia-simbolo della bancarotta, la convinzione era che qualunque cosa accadesse le istituzioni americane fossero 'troppo grandi per fallire': Goldman Sachs, Lehman Brothers allora la quarta banca d'investimento in America, Jp Morgan Chase. ''Abbiamo deciso di concentrarci su questo specifico periodo della crisi, perche' e' stato il periodo piu' intenso e drammatico. Con un inizio e una fine ben definiti , dal crollo di Lehman a quando e' stato varato il TARP (il maxipiano anticrisi da 700 miliardi di dollari voluto dall'amministrazione di George W. Bush e portato avanti dal governo di Barack Obama, ndr)'', dice Curtis Hanson.

E' stato possibile rimanere neutrali film sui responsabili di un dramma che coinvolge tutto il mondo oggi? ''Abbiamo provato, ma e' ovvio che esiste inevitabilmente un punto di vista da cui guardiamo coloro che hanno causato la crisi economica. La maggior parte dei miei film affronta la vicenda di un personaggio che cerca di evolvere in un se stesso migliore. Ecco, credo sia quello che il protagonista Henry Paulson (William Hurt) cerca di fare. Lui viene accusato di essere tra coloro che hanno creato le circostanze che portano alla colossale crisi, ma Paul cerca comunque di fare del suo meglio per trovare una soluzione. E lo fa anche se questa soluzione (le misure prese dal governo) va contro tutto cio' in cui ha fermamente creduto durante la sua carriera finanziaria''.

Paulson, il segretario del Tesoro, ex presidente e ad di Goldman Sachs, in questo senso e' quasi un eroe. ''Non mi sono concentrato solo sulla politica economica. Quello che mi interessa del mio lavoro di solito sono le persone, i personaggi. La storia – dice Curtis Hanson – e' ricca di grandi emozioni. E la maggior parte dei film che ho realizzato erano incentrati su persone in circostanze difficili, ho sempre cercato di tracciare per loro una via d'uscita dando il meglio di loro stessi. E Too big to fail non fa differenza''.

Nel film gli attori sono d'aspetto molto simile ai veri personaggi come il presidente della Federal Reserve Bernanke (Paul Giamatti). ''Non volevamo vere e proprie impersonificazioni. Gli attori, con le loro performance, dovevano riuscire a catturare – conclude Hanson – l'essenza di coloro che stavano interpretando, affrontando la prova sul set senza nascondere pero' la loro vera essenza. Ogni volta che un attore veniva scelto per un ruolo gli inviavo un dvd con le immagini del personaggio reale che avrebbe dovuto interpretare, cosi' da farlo familiarizzare con quel modo di camminare, di parlare, di apparire e cosi' via''.