Festival di Venezia, proiettato il film su Aldrovandi. La madre commossa: “Gli rende giustizia”

Pubblicato il 9 Settembre 2010 19:31 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2010 20:46

Federico Aldrovandi

La madre di Federico Aldrovandi è rimasta entusiasta per il film sul figlio presentato al Festival del Cinema di Venezia: ”E’ un film grandioso, rende nel modo più giusto quello che è successo. E’ asciutto, diretto, impeccabile nel raccontare i fatti, ma rende anche la persona che era Federico… gli dà giustizia”.

Federico Aldrovandi, è morto a 18 anni a Ferrara nel 2005 durante un intervento di alcuni agenti di Polizia Municipale. A Venezia è stato trasmesso il film “E’ stato morto un ragazzo” (del giornalista Rai Filippo Vendegnati), e Patrizia Aldrovandi l’ha visto assieme al marito Lino e al figlio Stefano. La pellicola è stata proiettata in anteprima al Festival di Venezia ai Magazzini del sale, nell’ambito delle Giornate degli autori, una delle sezioni collaterali della kermesse.

Il documentario, realizzato con documenti originali, filmati d’archivio e alcune sequenze ricostruite, racconta la morte di Federico e i successivi tentativi di copertura dei responsabili, che hanno reso molto difficili le indagini. Finita la proiezione, Patrizia Aldrovandi, con le lacrime agli occhi è andata ad abbracciare Vendegnati, anche lui commosso.

Giuseppe Giulietti di Articolo 21, alla conferenza stampa per il film, aveva proposto alla Rai di trasmetterlo in prima serata: ”L’hanno fatto con Gheddafi, ma ha molto più diritto a quella collocazione una grande tragedia italiana come questa”.

Federico Aldrovandi morì il 25 settembre 2005 dopo che una pattuglia di quattro poliziotti lo aveva fermato perché in stato confusionale. L’autopsia aveva rivelato che il giovane era drogato e aveva bevuto, ma anche che era stato picchiato. Nel luglio 2009 i quattro sono stati condannati a tre anni e sei mesi per eccesso colposo in omicidio colposo, condanna annullata quasi completamente dall’indulto. Nel marzo 2010 altri tre poliziotti sono stati condannati in primo grado per presunto depistaggio delle indagini.