Golden Globes, abiti neri per i diritti delle donne. Poi quel bacio tra Heidi Klum ed Emily Ratajkowski

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2018 15:10 | Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2018 15:10
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Golden Globes, abiti neri per i diritti delle donne. Poi quel bacio tra Heidi Klum ed Emily Ratajkowski

LOS ANGELES – La notte dei Golden Globes le attrici di Hollywood hanno mandato un chiaro messaggio per i diritti delle donne. Vestite di nero, accompagnate da attiviste, hanno percorso il red carpet. Una serata per parlare delle molestie che avvengono nel mondo del cinema, e non solo, ai danni delle donne.

Dopo lo scandalo del produttore Harvey Weinstein, ecco che le attrici e le attiviste hanno lanciato il movimento Time’s Up, ma per Dagospia la serata perfetta dei Golden Globes sarebbe stata rovinata dal bacio saffico che si sono scambiate le modelle Heidi Klum ed Emili Ratajkowski:

“Ce l’avevano quasi fatta: le star in nero ai Golden Globes avevano attirato l’attenzione sui diritti delle donne, poi Heidi Klum ed Emily Ratajkowski si sono scambiate un bacio saffico ed è finito tutto. Le dive sul red carpet si sono portate le attiviste invece dei toy boy e la frase “chi ti ha vestita?” è stata abolita perché parlare di vestiti è troppo frivolo. Bene: cancelliamo migliaia di posti di lavoro nell’industria della moda per fare un dispetto a Weinstein (a cui molte devono la carriera)”.

Simona Siri su La Stampa scrive che la notte degli abiti neri per lanciare il movimento Time’s UP contro le molestie delle donne nel mondo del cinema, ma anche per riportare l’attenzione sui diritti delle donne. Nonostante quel bacio, la serata è stata un successo:

“Ci sono state le battute di Seth Meyers su Weinstein, nel monologo iniziale («Tra venti anni sarà fischiato quando lo ricorderanno nel segmento “in memoriam” quello dedicato ai morti») ma poi il fantasma del produttore non è stato mai più evocato. Ci sono stati invece – e tanti – discorsi importanti fatti da donne, da France McDormand – migliore attrice drammatica per 3 manifesti a Ebbing, Missouri – a quello di Barbra Streisand, rimasta l’unica donna ad avere mai ricevuto il Globe per la regia, nel 1984. O come quello di Lara Dern, premiata come miglior non protagonista per Big Little Lies: «Insegniamo ai nostri figli che denunciare i soprusi senza paura delle conseguenze è la nostra nuova Stella Polare». O, ancora, come quello di Nicole Kidman, migliore attrice nella miniserie tv Big Little Lies: «Ah il potere delle donne!».

Silenziosi gli uomini (nessun premiato ha speso una parola sulla questione delle molestie sessuali) è toccato quindi alle donne parlarne e condurre il gioco: la serata di domenica è infatti anche servita come lancio ufficiale del movimento Time’s UP. Partito con una lettera aperta sul New York Times e sostenuto da praticamente tutte le attrici di Hollywood – Cate Blanchett, Ashley Judd, Natalie Portman, Meryl Streep, Brie Larson, Reese Witherspoon, Sarah Jessica Parker – è un fondo volto a sostenere psicologicamente ma soprattutto economicamente le vittime di abusi che non possono permettersi le spese legali ed è quindi rivolto alle donne della società civile, studentesse, sarte, cameriere, donne delle pulizie.

Domenica sera i soldi raccolti erano già 15 milioni. Altri arriveranno. Oprah – prima donna di colore a ricevere il Cecil B. DeMille Award – ha fatto un discorso da standing ovation, dove ha paragonato il movimento #metoo a quello dei diritti civili degli afro americani, citando Rosa Parks e Recy Taylor, una giovane madre di colore violentata nel 1994 da sei uomini bianchi al ritorno della chiesa, a Abbeville, in Alabama. Morta dieci giorni fa, a 98 anni, Recy in vita non ottenne mai giustizia. «Per troppo tempo le donne che hanno osato parlare di fronte a uomini potenti non sono state credute e ascoltate. Siamo all’alba di un nuovo giorno. Il loro tempo è finito! Il loro tempo è finito! Il loro tempo è finito!»”.

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