Hayao Miyazaki, “Si alza il vento” nelle sale italiane per 3 giorni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 12:33 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 12:33
Hayao Miyazaki, "Si alza il vento"

Hayao Miyazaki, “Si alza il vento”

ROMA – C’è grande attesa per l’ultimo lavoro del maestro Hayao Miyazaki. Nel luglio dell’anno scorso “Si alza il vento” uscì in Giappone sollevando entusiasmi ma anche critiche e polemiche. Sabato 13 settembre è il grande giorno per gli appassionati del cinema del fuoriclasse dell’animazione: il suo ultimo lungometraggio uscirà ma sarà nelle sale solamente per quattro giorni, fino a martedì 16 settembre.

Ma al contrario degli altri film di Miyazaki, “Si alza il vento” non è adatto anche per i bambini. In questo film il protagonista non è un buon esempio, e il suo destino lascia aperto un dilemma terribile: si può raggiungere la felicità se intorno a noi c’è sofferenza?

Luca Raffaelli per Repubblica ci racconta i contenuti del film, l’ultimo del maestro prima del suo ritiro:

Qui Miyazaki si immerge in trent’anni della vita di Jiro Horikoshi, progettista di aerei realmente esistito e nato agli inizi del Novecento. E’ appassionato di aerei e legge riviste americane sull’aviazione. Che si tratti di una persona generosa e coraggiosa, lo proverà poco dopo, nella terribile e splendida scena del terremoto (ci fu davvero nel 1923), quando salva e porta sulle proprie spalle una ragazza ferita (e accanto a lei Nahoko che ritroveremo). Lo story-board di questa scena è stato completato il giorno prima del terremoto che ha causato, tra l’altro, il disastro di Fukushima. Chissà se questa drammatica coincidenza ha condizionato l’atmosfera del film.

Jiro ha un sogno nella vita: progettare aerei belli ed efficienti, che possano volare anche per lunghe distanze. Per lui tecnica e la poesia coincidono: un aereo che vola è un sogno. Anche le sequenze da lui vissute ad occhi chiusi hanno un solo argomento e un protagonista assoluto: l’italiano Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione, coinvolto in entrambe le guerre mondiali. Il Caproni di Miyazaki è cosciente che le proprie creazioni siano portatrici di morte e di questo avverte Jiro che forse lo ascolta un po’ distrattamente. D’altronde il ragazzo giapponese ha compiti da rispettare e un destino da seguire. Tra riunioni tecniche, sogni, esperimenti si vivono scene di incantevole bellezza, prima che il film scopra la seconda linea narrativa che riguarda l’amore.

Jiro aspetta che il destino gli faccia ritrovare Nahoko, giovane pittrice. La storia tra i due è appassionata e tutt’altro che spensierata: la ragazza soffre di tubercolosi (anche se Jiro la bacia senza temere il contagio e fumandole accanto una sigaretta dopo l’altra). Sulla malattia si basano sequenze in cui è palese e dichiarato il riferimento a La montagna incantata di Thomas Mann. Di certo Miyazaki in Jiro si rispecchia come non aveva mai fatto con nessun personaggio dei suoi film. Come lui è un fumatore accanito, come lui si perde nei propri progetti, è un idealista, un libero pensatore non senza contraddizioni: è un pacifista dichiarato e allo stesso tempo un appassionato di aerei da guerra. Se questo deve essere l’ultimo film di Miyazaki che sia anche un testamento spirituale pieno di sincerità. Jiro non è come il Mephisto di István Szabó, attore che perde la propria anima nella follia hitleriana. E’ piuttosto un uomo fuori dalla storia, fuori del tempo, immerso nei propri sogni, spinto dalla convinzione che questi siano l’unica via per la propria salvezza, mentre diventano la causa del proprio sconforto. Quando Jiro guarda con espressione soddisfatta e rassegnata i suoi aerei, sembra di scorgere Miyazaki che fa volare i suoi film meravigliosi mentre si alzano venti di guerra.