Cinema

La Grande Bellezza, Christian De Sica: “Avrei messo meno suore e più Ferilli”

La Grande Bellezza, Christian De Sica: "Avrei messo meno suore e più Ferilli"

Christian De Sica (Foto Lapresse)

ROMA – Christian De Sica promuove “La Grande Bellezza”, gioisce per l’Oscar, ma dà la propria versione: “Certo ci avrei messo meno suore, meno giraffe e più Sabrina (Ferilli, ndr), che è fantastica. Riesce a non fare la mignotta, ma una disgraziata che sbaglia pure il vestito per la festa del generone”, ha detto intervistato Alessandra Mammì dell’Espresso, ripresa da Dagospia.

De Sica annuncia un nuovo cinepanettone per il prossimo Natale, ma nel frattempo è in tournée a Bergamo con il suo musical “Cinecittà”, tra lustrini, orchestra, ballerini e piume di struzzo: due ore in scena a ballare e cantare, come se non avesse sessant’anni compiuti.

“L’11 marzo saremo a Roma al Brancaccio, ma lo spettacolo è andato fortissimo anche in tutto il nord. Certo non come a Napoli o Avellino. Lì era come giocare in casa e alla fine mi tiravano i cioccolatini sul palcoscenico”.

Anche se, spiega

“Per la storia di Cinecittà ci vorrebbero quattro musical. Questo posto è lo specchio del paese, da “Ben Hur” al “Grande Fratello” c’è tutta la storia d’Italia”.

“Cinecittà specchio d’Italia”, dice entrando in scena De Sica. 

 “Cinecittà è un simbolo ovunque. Ma chi lo sa come si chiamano gli stabilimenti del cinema in Germania o in Spagna? Nessuno. Al mondo si conoscono solo Hollywood, Bollywood e Cinecittà. È stata imperiale, popolare, ha ospitato gli sfollati nel dopoguerra e adesso ci trovi “Amici” e “il Grande Fratello”. Quindi se racconti Cinecittà racconti questo Paese.

Noi sappiamo far ridere più degli americani, ma abbiamo produttori che non rischiano mai, non spendono, fanno i film con due pezzi di ferro e uno stuzzicadenti e poi vogliono sempre la stessa storia: c’era una volta un quarantenne in crisi, che poi a non cambiare mai nel frattempo è diventato sessantenne. Sempre in crisi. Ma se in Italia uno come me che sa ballare e cantare, fosse andato da un produttore a dire: “Voglio fare un musical, muto, in bianco e nero”, gli avrebbero tirato una scarpa in faccia. E invece i francesi ci hanno vinto l’Oscar. E allora di chi è la colpa?”.

De Sica difende i cinepanettoni:

“Hanno fatto guadagnare miliardi al cinema italiano e se oggi sono circondato dall’affetto del pubblico è grazie a quei film. Ma pensa davvero che se non ci fossero stati, io avrei potuto avere a disposizione teatri da tremila posti e riempirli? Pensa che Mondadori mi avrebbe lo stesso pubblicato un libro di ricordi? E che mettevo in piedi ‘sto elefante de musical con quaranta persone? Se per strada i giovani mi tirano per la giacca “A zi’ Cri se famo ‘na foto?” lo devo ai film di Natale. E poi mi lasci dire: i cinepanettoni sono spesso i migliori interpreti del Paese. Il ritratto fedele della nostra borghesia anni Ottanta e Novanta.

Un suo collega (giornalista, ndr) è riuscito a dire che io ero di destra perché negli spot Tim facevo il vigile Persichetti mentre Amendola negli spot della Tre è di sinistra? Ma come ragiona ‘sto Paese? Il vigile è di regime? Il cinepanettone non è di destra. Io nella vita non sono un uomo volgare, maschilista, prepotente, cinico e analfabeta. Ho interpretato questo genere umano perché fa ridere. I santi non fanno ridere. Non ridi con San Francesco, ridi col demonio. La commedia dell’arte nasce lì e noi siamo tutti “mami”, non siamo scopanti. Ci sono attori scopanti e non scopanti. La maggior parte dei comici sono ermafroditi. Se avessero una forte e vera sessualità non ti farebbero ridere, penseresti che si possono scopare tua moglie. Invece fanno ridere Boldi, mio cognato Carlo con i “Compagni di scuola” o “Io e mia sorella”, Benigni… I comici sono cartoni animati, fanno sesso con i baffi, le facce buffe, gli occhi storti di Buzzanca nel “Merlo maschio”. Ma chi ce crede davvero?”

De Sica loda Checco Zalone: 

“E’ il numero uno, storpia le parole come Abatantuono vent’anni dopo. Se mi chiamasse a fare suo padre in un film, correrei di corsa. È così politicamente scorretto, parla persino bene di Berlusconi, certo che fa ridere… «Uomini di satira come Crozza o Albanese. Bravi, ma non mi fanno ridere. Per sentire la risata del pubblico bisogna essere scorretti davvero e non averne paura. I giovani da Francesco Mandelli a Paolo Ruffini sono bravissimi ma hanno troppa paura di essere scorretti. Non vogliono far sganasciare il pubblico, vogliono vincere il David di Donatello”.

De Sica  un comico l’ha pure votato: Beppe Grillo. 

“Non per convinzione politica, ma non avevo mai votato in vita mia perché avevo la cittadinanza francese. Era la mia prima volta e ho votato lui. Ma non mi ha mai fatto ridere. Ma gli altri mi facevano tutti paura”.

Secondo De Sica a rovinare l’Italia, però, non è stata tanto la politica quanto la televisione:

“Più che la politica l’ha rovinato la televisione, i talk show, le veline, gli strilli, le liti, il danno che hanno fatto trasmissioni come “Non è la Rai”, quelli che hanno illuso ragazzini e ragazzine che si può diventare famosi senza far fatica, senza vedere un film, senza leggere un libro. Hanno strappato generazioni dai cineclub e dalle osterie per consegnarli all’happy hour. Ma ai tempi miei chi l’ha mai preso un aperitivo! Questi invece so tutti ‘mbriachi, strade piene di birre. Sono smarriti, pensa che vuoto e che paura hanno”.

 

 

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