La Trattativa. Gian Carlo Caselli contro Sabina Guzzanti: “Sviste e omissioni nel film”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2014 23:02 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2014 23:09
La Trattativa. Gian Carlo Caselli contro Sabina Guzzanti: "Sviste e omissioni nel film"

La scena della cattura di Riina ne “La Trattativa”: un finto Caselli intervistato dalla vera Guzzanti

ROMA – A Gian Carlo Caselli non è piaciuto “La Trattativa”, film di Sabina Guzzanti che, a giudizio del magistrato che è stato procuratore capo di Palermo per sette anni, contiene “sviste e omissioni”. Caselli scrive al Fatto Quotidiano, giornale con il quale è in rapporti di confidenza da quando Padellaro e Travaglio l’hanno fondato. E proprio alla festa del Fatto la Guzzanti ha presentato il suo film, che pochi giorni prima è stato proiettato fuori concorso al 71° Festival del Cinema di Venezia.

A Caselli non piace il tono “da cabaret” con il quale la Guzzanti ha raccontato le vicende della lotta alla mafia dopo la morte di Falcone e Borsellino e quindi proprio negli anni in cui il magistrato torinese guidava la procura palermitana.

“Raccontare con tecnica da “cabaret” la pagina grave e oscura della mancata sorveglianza (certamente non addebitabile alla Procura) e della conseguente mancata perquisizione del “covo” di Riina è offensivo e non può cancellare né far dimenticare gli importanti positivi risultati ottenuti in quei 7 anni di duro e pericoloso lavoro dagli Uffici giudiziari palermitani, in stretta e preziosa collaborazione con le forze di Polizia. Un mare di arresti, pentimenti, processi e condanne (650 ergastoli!); sequestri di arsenali di armi micidiali e di patrimoni illeciti (per 10 mila miliardi di vecchie lire); processi anche a imputati “eccellenti” collusi con la mafia (Contrada , Andreotti e Dell’Utri fra gli altri): questa la sintesi del bilancio di 7 anni, cui deve aggiungersi l’acquisizione della prima e decisiva confessione di uno degli autori materiali della strage di Capaci, Santino Di Matteo, resa – su sua richiesta – proprio al sottoscritto”.

Caselli si riferisce alla scena della cattura di Riina in cui lui viene raffigurato come uno sprovveduto che accetta senza indugi il consiglio del colonnello Mori di non perquisire il covo del “capo dei capi”. Il giudice insomma rivendica i suoi sette anni a Palermo e non ci sta a vederli “Guzzantizzati” su pellicola

“QUESTI RISULTATI– ottenuti superando difficoltà e ostacoli a volte incredibili – hanno contribuito fortemente a salvare la democrazia italiana dal tracollo che le stragi mafiose volevano e sembravano aver reso inevitabile (“È tutto finito; non c’è più niente da fare”: sono le parole di Nino Caponnetto al funerale di Borsellino che nessuno può scordare…). Non tenere conto anche di questo incontestabile dato di fatto, limitandosi a un piglio di dileggio gratuito, equivale a rendere un pessimo servizio alla rigorosa e completa ricostruzione di quanto realmente accaduto che l’autrice del film ritiene essere rigorosa e completa. Grazie per avermi ospitato, consentendomi di scrivere parole semplici ma dovute: per rispetto alla verità, alla mia famiglia e a tutti coloro che a vario titolo (magistratura, amministrazione, polizia giudiziaria, cittadini) hanno fatto con me, condividendo tanti sacrifici, un pezzo di strada che, senza falsa modestia, possiamo rivendicare con orgoglio”.

Troppo rigido Caselli o troppo irriverente la Guzzanti? Per gli fan dell’uno, che spesso negli ultimi anni sono fan anche dell’altra, è un momento difficile.

ESTRATTO DA LA TRATTATIVA (LA SCENA CON CASELLI È DAL MINUTO 2.30)