Malick come la Potemkin: film proiettato al contrario per nove giorni, tra gli applausi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 8 Giugno 2011 15:51 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2011 16:13

BOLOGNA – “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”. Esulterà il signor Fantozzi ragionier Ugo leggendo quanto accaduto in un cineclub di Bologna dove, per ben nove giorni, hanno proiettato The Tree of Life – L’albero della Vita di Terrence Malick al contrario. E per tutti i nove giorni, alla fine della proiezione, applausi e nessuna obiezione. I film come La Corazzata Potemkin sono brutti. E i loro estimatori non sono altro che finti intellettuali snob che giudicano un film bellissimo, anche se in cuor loro non gli è piaciuto affatto, solo perché deve essere bellissimo, vuoi perché storico o vuoi perché firmato dal regista più alternativo e cool del momento. I fatti bolognesi sono la controprova che il ragioniere più famoso d’Italia esprimeva un sentimento diffuso, comune e soprattutto vero.

Nel cineclub bolognese hanno proiettato prima il secondo tempo e poi il primo del film vincitore a Cannes ed interpretato da Sean Penn. Colpa del distributore che aveva etichettato male le bobine. Cose che succedono, che possono succedere. Ma di solito durante la prima proiezione, o al massimo alla fine della stessa, il pubblico se ne accorge, protesta, e l’errore viene corretto. Non in questo caso. Per accorgersi dell’errore c’è voluta più di una settimana. Giorni in cui nessuno ha avuto nulla da obiettare se alla fine del primo tempo compariva la scritta “fine” o se, all’inizio del secondo tempo apparivano i titoli di testa e il logo del distributore. Geniale destrutturalizzazione del film, avranno commentato i cinefili in sala. E chissà poi quali dotti commenti sul regista e sul suo montaggio, che pare non sia piaciuto nemmeno al protagonista Sean Penn, avranno riempito le bocche di un pubblico così dotto. Speriamo ricominci presto il campionato di calcio e che arrivi il prossimo cinepanettone, materiale certamente più consono al pubblico in questione, anche se ammetterlo “sta male”.