Massimo Troisi, morto per colpa del film “Il Postino”. Nathalie Caldonazzo: “Invece del trapianto di cuore..”

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 5 Febbraio 2021 16:46 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2021 16:46
nathalie caldonazzo e massimo troisi

Massimo Troisi, morto per colpa del film “Il Postino”. Nathalie Caldonazzo (con l’attore in una foto Instagram): “Invece del trapianto di cuore..”

Massimo Troisi è morto nel 1994. Il suo cuore ha smesso di battere il 14 giugno a soli 41 anni. La causa potrebbe essere legata alla realizzazione del suo ultimo film “Il Postino”. A dirlo è Nathalie Caldonazzo, la sua ultima compagna. 

Troisi era nato a Napoli il 19 febbraio 1953: tra circa due settimane avrebbe quindi compiuto 68 anni. Fin da bambino, Troisi soffriva di febbre reumatica. La malattia causò all’attore, comico e regista una malformazione al cuore.

Massimo Troisi molto per “colpa” del film Il Postino

Nathalie Caldonazzo è stata una delle compagne dell’attore. I due si sono messi insieme senza sposarsi nel 1992. Ora ha rivelato che fu proprio la sua ultima fatica artistica, Il Postino, a costargli la vita.

Infatti, poco prima del via alle riprese del film, Troisi si sarebbe dovuto sottoporre ad un trapianto di cuore.

Troisi aveva però un desiderio troppo forte: quello di recitare con il “proprio cuore”. Per questa ragione rimandò l’operazione e le sue condizioni di salute si aggravarono.

La malattia e la morte di Troisi

Fin dalla giovinezza, Troisi soffrì di dolorose febbre reumatiche che produssero lo scompenso cardiaco alla valvola mitralica che gli sarebbe stato fatale ad appena 41 anni.

Il 4 giugno 1994, appena 12 ore dopo la fine de Il Postino, il film più ambizioso e impegnativo,  Massimo scivolava dal sonno alla morte nella casa di sua sorella Annamaria, a Ostia, dove aveva trovato rifugio dopo le fatiche di un set che non avrebbe dovuto affrontare.

Alla vigilia del Postino, Troisi era tornato in America dal chirurgo (De Beckey) che già una volta l’aveva operato in gran segreto al cuore agli inizi della carriera.

Sapeva di non poter affrontare il doppio sforzo dell’ideazione e dell’interpretazione (nonostante avesse lasciato la regia a Michael Radford per arrivare alla fine delle riprese) ma scelse di non risparmiarsi per avere l’opportunità di Philippe Noiret nel ruolo del poeta Neruda. 

La scelta gli fu però fatale.