Cinema

#MeToo in Svezia, attrici e abusi sessuali. “Un collega mi chiese di allattarlo”

#MeToo-Svezia-attrici

Alicia Vikander (Foto Ansa)

STOCCOLMA – La campagna #MeToo è iniziata per incoraggiare le donne ad alzare virtualmente la mano e dire al mondo che sono state vittime di abusi sessuali. A metà ottobre l’hastag era sui social media e Harvey Weinstein era stato bollato come molestatore seriale, ma in Svezia la campagna è andata ben oltre il settore dello spettacolo.

Nella nazione che si vanta di essere leader mondiale nell’uguaglianza di genere, #MeToo ha dato vita a manifesti che rivelano le molestie sessuali sul posto di lavoro e che hanno scosso la Svezia nel profondo, fatta scendere un po’ dal piedistallo, scrive il Daily Mail.

Decenni di molestie sessuali sul posto di lavoro sono stati rivelati in campagne con hashtag come #withwhatright (avvocati), #standtoattention (militari), #deadline (giornalismo), #technicalfault (industria tecnologica), #lettherebelight (chiesa), #academetoo (scuola) e #onourterms (assicurazioni).

Il primo è arrivato sulla scia dello scandalo Weinstein, un manifesto redatto da attrici con l’hahstag #quietaction cui hanno aderito più di 700 donne, tra cui il premio Oscar Alicia Vikander, Sofia Helin di “The Bridge” e Noomi Rapace.

Conteneva testimonianze molto scioccanti: “Stavo per filmare una scena d’amore con un attore dal talento geniale. Mentre stavamo provando, mi ha chiesto sussurrando, se poteva succhiare il latte dal mio seno gonfio, sapeva che in quel momento stavo allattando, e cercava di spingersi contro il mio corpo per farmi sentire l’erezione”.  Un’altra rivela: “Sono stata stuprata da un collega attore. Quando l’ho detto al regista ha risposto scherzosamente: ora sono preoccupato, mi denuncerai per molestie sessuali”.

L’elenco delle testimonianze, pubblicato per la prima volta sul quotidiano Svenska Dagbladet, ha provocato shock e sdegno ma a queste ne sono seguite altre. Tra le 2.192 donne che hanno firmato #whenthemusicdies, pubblicato per la prima volta da Dagens Nyheter, troviamo superstar internazionali come Zara Larsson, Tove Lo, Robyn e First Aid Kit.

Una delle firmatarie descrive un episodio: “Un’etichetta musicale aveva firmato con un gruppo di bambini dai 9 ai 12 anni. Quando abbiamo avuto un incontro con la band, io e quattro uomini in posizioni dirigenziali, uno di questi ha fatto un video con i bambini e improvvisamente detto:”Non hanno ancora i peli nella f**a, sono fi**e belle rasate”.

Giovedì scorso, alcune donne medico hanno pubblicato il loro “documento”, il più grande finora con l’hashtag #noconfidentiality, con una lunga lista di testimonianze firmate da 10.400 donne. Lo schema di questi manifesti è lo stesso: storie di molestie sessuali e aggressioni sul posto di lavoro condivise in gruppi chiusi di Facebook, poi raccolte in un documento, firmate a centinaia per proteggere le identità delle vittime e pubblicate sui giornali nazionali.

Testimonianze come quella di un’avvocatessa che aveva lavorato con un giudice e voleva che lo “ripagasse” con sesso orale o una giovane dottoressa cui il primario chirurgo in ascensore ha premuto il corpo contro il suo per farle sentire l’erezione.

La giornalista Maria Schottenius, ex consigliere culturale presso l’ambasciata svedese a Londra, afferma che le attiviste stanno scrivendo la storia e sottolinea che le donne che firmano i documenti appartengono a tutti i ceti sociali e tutte le età.

Il ministro svedese per la parità di genere Åsa Regnér afferma che #MeToo è diventato un “problema per la società, non solo per le donne; ci sono tre ragioni per cui #MeToo ha avuto un effetto enorme in Svezia. Le donne stanno condividendo le loro storie, si aspettano e chiedono l’uguaglianza da parte della società e sul posto di lavoro e, terza ragione, quando resi pubblici i documenti sono stati tutti presi sul serio ed è per questo che si moltiplicano”.

Il governo svedese ora è pronto a creare un nuovo dipartimento per affrontare le questioni relative alla parità di genere, garantire che “la politica cambi davvero la realtà”. La Regnér dice che la Svezia è “al primo posto nell’Ue per quanto riguarda l’uguaglianza di genere ma abbiamo una struttura patriarcale come qualsiasi altro Paese ed è tempo di discutere del ruolo maschile nella società e, per gli uomini, quello di prendere parte alla discussione”.

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