“Operation Finale”: il film di Netflix sulla cattura di Adolf Eichmann

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2018 7:18 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2018 20:25
Operazione Finale: il film di Netflix sulla cattura di Adolf Eichmann

Operazione Finale: il film di Netflix sulla cattura di Adolf Eichmann

ROMA – Adolf Eichmann è forse il leader più indiscusso del nazifascismo, la mente dietro l’Olocausto, il custode del Terzo Reich che mandò alla morte sei milioni di ebrei.

Dopo la guerra riuscì a fuggire in Argentina dove lo beccarono nottetempo agenti del Mossad e dopo un processo in Israele fu condannato a morte. La sua cattura è diventata un film “Operation finale” prodotto da Netflix. Eichmann aveva quattro figli: i tre più grandi, Klaus, Horst e Dieter, che gli sono rimasti fedeli anche dopo la sua morte mentre il più giovane, Ricardo, ha preso le distanze. Il MailOnline rivela che Klaus e Horst sono morti, mentre Ricardo, che aveva cinque anni quando il padre è stato catturato, vive in Germania.

Il Mail ha rintracciato il terzo figlio Dieter, ora 76enne, in un appartamento di Buenos Aires a poche miglia dal luogo in cui suo padre fu preso dal Mossad ma si è rifiutato di commentare. Ma ha trovato Carmen, 61 anni, la compagna di Horst per 13 anni, pronta a rivelare quel che ne è statodella famiglia e la verità che c’è dietro alla trama del film di Netflix, il cui protagonista è Ben Kingsley. Carmen vive a Garupá, nel nord dell’Argentina, sostiene che Horst era il figlio più vicino al padre e non il figlio maggiore Klaus, come viene fatto vedere nel film.

Descrive Horst come un “convinto nazista” che aveva sbandierato la svastica quanto il padre fu rapito dal Mossad e spesso indossava la fascia nazista. In piedi, accanto a un armadio di proprietà di “Nonno Eichmann”, la donna ha detto:”Dopo il rapimento di nonno Eichmann, in famiglia c’è stata una crisi, è stato un momento molto difficile quando era in prigione in Israele. La famiglia era preparata all’esecuzione, tutti sapevano che sarebbe accaduto”. “Nonno Eichmann una volta aveva detto loro che era stanco di essere un fuggiasco. Sapeva cosa stava per accadere e anche i nipoti più grandi ne erano al corrente.

Quando fu giustiziato, Klaus e Horst si arrabbiarono molto e iniziarono ad attaccare gli ebrei. Ciò ha peggiorato la situazione”. Come molti criminali di guerra tedeschi, il nazista SS-Obersturmbannführer Eichmann, incaricato di deportare gli ebrei europei nelle camere a gas, fuggì e si stabilì in Argentina nel 1950. Cambiò il nome in Ricardo Klement, visse tranquillamente con la moglie Veronika Liebl e i quattro figli in una casa senza pretese a Buenos Aires, prima che fosse catturato e giustiziato lavorò nella locale fabbrica della Mercedes. Nel film di Netflix viene raccontato che la vera identità di Eichmann fu scoperta da una donna ebrea di nome Sylvia Hermann, che per breve tempo aveva frequentato il figlio Klaus. Klaus non sapeva che Sylvia fosse ebrea o che il padre cieco Lother fosse un sopravvissuto al famigerato campo di concentramento di Dachau, si vantava delle imprese di Eichmann ma disse alla ragazza che era stato ucciso durante la guerra e a crescerlo era stato lo zio in Argentina. Quando Sylvia sentì che il fidanzato lo chiamava “padre”, allertò il servizio segreto di Israele.

L’11 maggio 1960 Eichmann fu catturato dagli agenti del Mossad mentre scendeva da un autobus vicino all’abitazione che aveva costruito in via Garibaldi 14, e che poi è stata distrutta. Fu bendato e tenuto in una casa sicura, successivamente sedato e portato in Israele, dove fu processato e dichiarato colpevole. Temendo una vendetta da parte dei figli di Eichmann, Sylvia fuggì nella costa occidentale dell’America, dove vive tuttora. Durante il processo, Eichmann si vantava che nella tomba “avrebbe riso” tale era stata l'”incredibile soddisfazione” nell’uccidere milioni di ebrei. Mentre era al patibolo della prigione di “Ramla”, nel 1962, un agente sostenne che le ultime parole prima di essere impiccato furono:”Spero che ognuno di voi mi segua”.

Carmen racconta che tutti i figli, a parte Ricardo, erano d’accordo che Heichmann non avesse fatto nulla di male e fosse innocente. Ai figli, secondo la donna, avrebbe detto che Hitler perseguitava gli ebrei perché progettavano di sterilizzare i tedeschi attraverso una sostanza chimica nell’acqua. Dopo l’esecuzione di Eichmann, Horst e Klaus organizzarono una cellula terroristica nazista che faceva attentati contro imprese e sinagoghe ebraiche. Nel 1962, a seguito di una sparatoria con il gruppo, la polizia fece irruzione nel loro quartier generale e scoprì propaganda nazista, pistole e bombe Molotov destinate a un attacco su uno scuolabus ebraico. Horst rimase in prigione per due anni. Secondo Carmen, Eichmann persuase i figli che la sua intenzione era quella di espellere gli ebrei ma fu costretto a sterminarli perché nessun paese li avrebbe accolti.

Per evitare di essere scoperto, inizialmente Eichmann disse ai figli che era lo zio ma durante una discussione con Horst, ammise di essere il padre, sostiene Carmen. Dal rapimento e l’esecuzione del padre, i figli non si ripresero mai del tutto: Horst, che da giovane lavorava nella marina mercantile, quando Eichmann fu rapito era a bordo di una nave e provò sensi di colpa per il resto della sua vita.

“La situazione è diventata ancora più difficile quando Horst è stato in prigione. Per alcuni anni, Horst e Dieter avevano portato avanti un business petrolifero con sede a Bancalari, Buenos Aires. Avrebbero estratto petrolio venduto poi in Paraguay ma con tutta la pressione che c’era sulla famiglia in quel periodo rimasero al verde”. “Alla fine, Klaus fuggì in Germania, dove Ricardo stava già vivendo con la madre. Dieter non riuscì a stabilirsi definitivamente e passava sei mesi in Germania e sei a Buenos Aires”.

Horst morì di cancro all’intestino a 75 anni, nella casa in cui viveva con Carmen, a Junin, vicino a Buenos Aires, nel dicembre 2015. Klaus morì in Germania lo stesso anno dopo aver lottato con l’Alzheimer, all’età di 79 anni. Dieter, il terzo fratello, vive con la moglie italiana, Martha Valinotti, in un appartamento a Olivos, Buenos Aires, non lontano dalla vecchia casa di suo padre in via Chacabuco, 4261. In una conversazione riportata da un giornale tedesco nel 1962, Dieter disse che l’Olocausto ci fu perché in Germania gli ebrei avevano troppi posti di lavoro. Nel 1999, costrinse il governo israeliano a rilasciare gli scritti del padre mentre era in attesa del processo ma al Mail ha dichiarato di non volerne parlare. Dei quattro figli di Eichmann, solo il più giovane, Ricardo, 62 anni, un archeologo che vive in Germania, ha apertamente denunciato il padre, sostiene che l’esecuzione era giustificata e che Eichmann per lui è solo una figura storica. Horst e Carmen hanno avuto una figlia, Veronica, che ha 39 anni e lavora per il politico argentino Ramon Puerta. Ha fatto richiesta per ottenere la nazionalità tedesca. “Veronica è orgogliosa del nome Eichmann. Non l’ha cambiato, anche se non sempre dice alle persone chi è”.