Cinema

Peter Fonda: “Al funerale di Hopper mi chiusero la porta in faccia”

Fonda e Hopper in "Easy Rider"

Sono stati amici negli anni della controcultura hippy, simbolo entrambi di anticonformismo, hanno realizzato insieme uno dei film ancora oggi nella storia del cinema come “Easy Rider” e proprio a causa di quello 30 anni dopo si sono divisi. Peter Fonda, ospite di Ischia Global Fest che stasera con il canale Mgm lo premierà in un galà a Sant’Angelo d’Ischia, rivela un doloroso recentissimo retroscena del suo rapporto con Dennis Hopper.

”Quando ho saputo della sua scomparsa – racconta Fonda, 70 anni compiuti il 23 settembre e uno spirito e un aspetto molto più giovani – ho affittato un jet e mi sono precipitato al suo funerale, ma non mi è stato concesso di entrare in chiesa. Sono veramente dispiaciuto di non avergli detto addio”. L’episodio è da collegarsi alla rottura tra Fonda e Hopper, ”avvenuta – è lo stesso Peter a raccontarlo – nel ’95, quando improvvisamente Dennis decise di volere tutta per sé la paternità di “Easy Rider” che io avevo scritto in quattro ore nel 1967 insieme a lui e a Terry Southern. Dennis fu molto ostinato, aveva avuto tragici problemi familiari, poi ogni tentativo di ricomporre l’amicizia non fu possibile, la sua ostinazione era anche contro la malattia, rifiutava di curarsi per il cancro alla prostata che qualche anno dopo gli fu diagnosticato”.

A vietargli la partecipazione al funerale sarebbe stata ”una figlia di Dennis, ma non escludo – dice  – che fosse una sua volontà testamentaria”. Peter Fonda, in gran forma, dice di non avere alcuna intenzione di ritirarsi. “Il lavoro è ancora oggi la mia linfa vitale, ce l’ho nel dna, del resto la mia famiglia è cinema. Come membro della famiglia Fonda, Hollywood mi voleva vedere soltanto in un certo modo, io penso di essere riuscito ad essere fuori da ogni cliché che mi volevano mettere addosso”.

Poi racconta di Easy Rider: ”Lo girammo in sette settimane e con un budget di appena 252 mila dollari e io non mi sono pagato. Oggi è un film nella leggenda, molti all’epoca invece non ci amarono, tranne l’Mgm che ci ha dato poi la possibilità di fare altri indipendenti e oggi quella storia di motociclisti uscita nel ’69 rivive anche grazie ai loro canali televisivi che lo ritrasmettono in tutto il mondo facendolo conoscere”.

Per Hopper, Peter Fonda ha parole di grande affetto: ”Era l’immagine dell’artista americano, quasi un maestro. Andavamo a Pasadena ad un museo di vecchi film ed è stato lui a farmi conoscere il cinema d’autore europeo che altrimenti non avrei mai visto”. Fonda non si infastidisce neppure all’ennesima domanda vintage sul revival dei ’60 e dei ’70: ”Non ho il desidero di tornare indietro, certo non avevo neppure 30 anni. Quell’epoca non l’ho dimenticata, ma si va avanti e bisogna guardare al futuro, quegli anni lasciamoli stare dove stanno”.

L’attore e regista, che dopo “Easy Rider” è stato protagonista di molti altri film (in Italia recitò negli “Indifferenti” di Mauro Bolognini), ancora oggi ha molti progetti, ”quello che mi sta più a cuore è una storia sull’immigrazione clandestina dal Messico, un tema scottante e ora piùche mai c’è bisogno di film scomodi”.

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