Robert Iger, il capo della Disney che ammira Churchill e guarda ad un ”lontano futuro”

Pubblicato il 14 Aprile 2010 14:23 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2010 14:23

Robert Iger, amministratore delegato della Disney

Da quando e’ diventato amministratore delegato della Disney, Robert Iger ha deluso quanti credevano che non fosse all’altezza del compito. Invece, sta lottando contro l’inerzia della sua corporazione per condurla in una nuova era.

Il New York Times elenca alcuni dei successi di Iger: l’acquisto per 7 miliardi di dollari dello studio di animazione Pixar, e l’acquisto per 4 miliardi di Marvel, uno studio cinematografico e editore di fumetti. Iger è uno che corre rischi e non ha paura di prendere decisioni che lasciano sconcertati i suoi collaboratori. Uno che, più di qualsiasi altro suo concorrente, sta riattrezzando sistemi industriali antiquati, in special modo quando si tratta di come fare film.

”La gamma di punti di vista che il suo lavoro richiede è incredibile, e Bob è bravissimo nel districarsi”, dice Steven Jobs, ceo della Apple, che è diventato il più importante azionista della Disney – e un membro del consiglio di amministrazione – dopo l’acquisto della Pixar. ”La qualità dei prodotti Disney è migliorata – continua Jobs – e energia e passione alla Disney sono fortemente aumentate”.

Iger, 58 anni, non ha perso tempo nell’introdurre grandi cambiamenti alla Disney. La riorganizzazione dello studio cinematografico dell’azienda lo scorso autunno ha causato la dipartita di una dozzina di alti manager, incluso il presidente Dick Cook. Iger ha lasciato a bocca aperta Hollywood sostituendolo con un dirigente televisivo.

Poco dopo, durante la recessione, quando tutti si ridimensionavano, andò controcorrente concependo un piano per la revisione  dei 340 negozi Disney al costo di un milione ciascuno. La gestione di Iger gli ha procurato molti ammiratori. ”Non cerca in continuazione di sembrare intelligente, una qualità molto importante a Hollywood, dove occorre affidarsi a persone di talento che si considerano il centro dell’universo”, dice il finanziere multimiliardario Warren Buffett.

Anche Wall Street sembra soddisfatta del nuovo corso alla Disney. I ricavi netti della Disney nel 2009 sono calati del 25 per cento, a 3,3 miliardi, per via della recessione e di problemi allo studio cinematografico. Ma dopo svariati upgrades da parte degli analisti e un inizio di ripresa allo studio – Alice nel Paese delle Meraviglie ha guadagnato 675 milioni su scala mondiale – le azioni della Disney nelle ultime settimane sono salite. La quotazione è ora di 36,22 dollari, un aumento dell’81 per cento rispetto ad un anno fa.

D’altra parte il regno di Iger non è stato perfettamente tranquillo, e la Disney si trova di fronte a dure sfide in futuro. Alcuni dirigenti lamentano che Iger ha aspettato troppo per effettuare cambiamenti allo studio cinematografico. La divisione internet, secondo gli analisti, sta diventando un problema. Così, si chiede il New York Times, quando si tratta di innovazione online, la Disney si sta muovendo abbastanza in fretta?

La Disney è un’azienda enorme, con 140 mila dipendenti, con introiti annui di 36 miliardi ed una capitalizzazione di 70 miliardi. Quindi i problemi sono un fatto quotidiano. Quando Iger vuole rilassarsi si reca in un piccolo museo che contiene il rifugio di Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale. Churchill è uno dei personaggi favoriti di Iger.

”Churchill si affidò tanto al retaggio che all’innovazione”, dice Iger, ”e questa è una lezione importante per la Disney. Il nostro marchio è potente in virtù del nostro retaggio. Ma occorre anche innovare, e non soltanto nei termini di cosa è nuovo oggi, ma di quello che sarà nuovo in un lontano futuro”.