“Sex and the City 2” vince ma non convince, in Italia al top in Usa avvio deludente

Pubblicato il 31 maggio 2010 16:26 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2010 16:26

Vincono ma non convincono. Le ragazze di “Sex and the city” fanno lo sgambetto al “Prince of Persia”, balzando al primo posto delle classifiche italiane ma non sfondano i botteghini. Al termine di un fine settimana meno che memorabile il secondo capitolo del film tratto dalla famosa serie tv ottiene il primo posto con 1.7 milioni di euro, in linea con il primo capitolo, segno inequivocabile che, così come capita per molti altri brand, il pubblico di riferimento è sempre lo stesso.

Resistono “Robin Hood” e “Prince of Persia” che, fatte le debite proporzioni, stanno andando molto meglio da noi che in America. La favola del principe è a 3.7 milioni, mentre il film di Scott ha superato i 9 milioni. Continuano la loro marcia “La nostra vita” e “Final destination 3D”, rispettivamente a 1.7 e 2.2 milioni, mentre tra le new entry, l’unica di un certo rilievo è il tanto discusso “The road”, che supera a sorpresa “La regina dei castelli di carta”, se da un lato ha venduto milioni di copie nel nostro Paese, non è riuscita a farsi apprezzare in termini cinematografici.

In America , causa il peggior weekend del Memorial Day degli ultimi quindici anni, tra i due litiganti, il terzo gode: né “Sex and the city2” né “Prince of Persia” riescono infatti a sopravanzare “Shrek”, che resta primo, un po’ a sorpresa, con altri 43 milioni di dollari incassati che portano il suo totale a 133 milioni. Nonostante ciò, la sensazione è che il film non riuscirà a bissare il successo dei precedenti, anche perché tra poco è in arrivo “Toy story 3”.

Le “ragazze” esordiscono con 46 milioni totali, cifra che le porta tranquillamente al secondo posto, mentre Bruckheimer ha davvero di che preoccuparsi: il principe parte con appena 30 milioni a fronte di una spesa complessiva di oltre 200. Il film non riuscirà nemmeno a passare quota 100 e si candida, suo malgrado a super flop dell’estate americana, considerando anche il fatto che livello worldwide non è che le cose vadano tanto meglio. Insomma, se si voleva trovare un erede per il brand de “I pirati dei Caraibi”, si è fallito in pieno.