“The Hurt Locker”: la guerra secondo Kathryn

Pubblicato il 15 Marzo 2010 20:48 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2010 21:06

Ha stravinto contro ogni previsione diventando la prima donna regista ad aggiudicarsi un oscar. E soprattutto mandando in frantumi una tradizione maschilista vecchia come gli 82 anni degli Academy proprio nel giorno della festa delle donne. Kathryn Bigelow con il suo The Hurt Locker ha letteralmente polverizzato il superfavorito Avatar dell’ex marito James Cameron, conquistando la bellezza di sei statuette su nove nomination: miglior film, miglior regia, sceneggiatura, suono, montaggio sonoro.

Un autentico trionfo. Al superkolossal in 3D di Cameron sono andate solo le briciole, tre premi tecnici: fotografia, scenografia ed effetti visivi. Ottavo lungometraggio della Bigelow in trent’anni di carriera, The Hurt Locker – espressione che indica in slang la cassetta dentro cui tornano in patria gli oggetti personali dei soldati morti all’estero – era stato presentato a Venezia in concorso nel 2008 – e snobbato dalla giuria guidata da Wim Wenders -, passando quasi inosservato negli Usa (13 milioni di dollari incassati in cinque mesi di programmazione) e in Italia (dove era uscito nell’ottobre 2008 guadagnando appena 132 mila euro).

Il film, ispirato al reportage dell’ex giornalista embedded Mark Boal – attuale compagno della Bigelow – racconta le imprese di un gruppo di artificieri impegnati in Iraq nel 2004. E lo fa ponendo l’accento, con ritmo altamente adrenalinico, su quella dipendenza da rischio a cui è assuefatto il protagonista di The Hurt Locker, il sergente William James (interpretato dall’ottimo Jeremy Renner). Un soldato pronto a mettere a rischio la vita dei suoi compagni, a trasgredire ogni regola pur di portare a termine la sua missione.

Nella guerra raccontata da Kathryn non c’è spazio infatti per il dolore o per l’insensatezza della violenza. Per gli sminatori dell’Eod, l’Explosive Ordnance Disposal, la paura è una droga e alla regista non resta che celebrare il loro vivere eroico. “Dedico questi premi alle donne e agli uomini in uniforme che rischiano la vita ogni giorno in Iraq, Afghanistan e altrove nel mondo. Spero tornino a casa sani e salvi” ha dichiarato la regista. Una storia di esaltante coraggio, estrema e controversa secondo gli ammiratori della Bigelow. Una pellicola intrisa di machismo bellico a stelle e strisce, di luoghi comuni ed estrema stilizzazione dei personaggi secondo i detrattori.

La verità è sicuramente nel mezzo: la Bigelow, dopo gli storici successi di Point Break e di Strange Days, si conferma una specialista dei film d’azione, nonché regista tra i più talentuosi ed originali di Hollywood. Mentre The Hurt Locker, al di là di ogni critica, può considerarsi a tutti gli effetti un piccolo miracolo indipendente. Un low cost da 15 milioni di euro capace di mettere al tappeto un blockbuster da due miliardi e mezzo di dollari d’incassi. Per conferme chiedere a James Cameron.