Il cinema degli anni ’50 e l’Italia parte 2: in “Vite Vendute” Luigi (Folco Tulli) è un miserabile che trasporta dinamite

Pubblicato il 29 Marzo 2011 15:27 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2011 15:27

Folco Tulli in "Vite Vendute"

ROMA – Vite Vendute è un film francese degli anni 50 considerato un capolavoro del cinema. Noto anche con i nomi “Le salaire de la peur” e “Wages of fear”, la pellicola è pressoché introvabile in Italia.

“Vite vendute” è stato diretto da Henri-Georges Clouzot e tratto dall’omonimo romanzo di Georges Arnaud. Diversi i premi vinti dal film: Grand Prix du Festival come miglior film al 6º Festival di Cannes, l’Orso d’oro quale miglior film al Festival di Berlino, Premio BAFTA al miglior film internazionale nel 1955. Nel 1977 è stato fatto anche un remake dal titolo “Il salario della paura” (Sorcerer) e diretto da William Friedkin.

Anche in questo film, come accadrà due anni dopo nel capolavoro del cinema noir “Rififi (Du rififi chez les hommes)” realizzato sempre in Francia, c’è un italiano tra i protagonisti. Anche in questo caso però Luigi (l’attore Folco Lulli, dunque un italiano anche nella realtà) viene “stereotipato”. Pur trattandosi di un cult, la sostanza non cambia: il ruolo degli italiani in molto cinema degli anni ’50, era quello del rapinatore (come in “Rififi”) o del fuggiasco alla ricerca di un impiego rischiosissimo, come nel caso di “Vite Vendute”.

La trama. La descrizione della trama la fornisce il blog ‘Cinema da denuncia’: A Las Piedras, villaggio dell’America latina economicamente e militarmente assoggettato alla compagnia petrolifera statunitense ‘Southern Oil Company’, fuggiaschi di ogni nazionalità sopravvivono nella miseria e nell’ozio forzato, vagheggiando un impossibile ritorno in patria. Finché un giorno, a causa di un incendio divampato in un pozzo a 500 km di distanza, la compagnia offre una ricompensa di 2000 dollari a chi riuscirà a trasportare un carico di nitroglicerina necessario a soffocare il fuoco con un’esplosione”.

Inutile dire che qualcsa andrà storto durante questo trasporto. Continua ‘Cinema da denuncia’: “In molti si presentano per ottenere l’incarico, ma solo quattro partono per la pericolosissima missione: il corso Mario (Yves Montand), il francese Jo (Charles Vanel), il tedesco Bimba (Peter van Eyck) e l’italiano Luigi (Folco Lulli). Per loro è questione di vita o di morte: nonostante l’estrema pericolosità del tragitto (500 km di strade dissestate con camion inadatti a trasportare esplosivi), la lauta ricompensa rappresenta il solo mezzo per fuggire dal carcere a cielo aperto di Las Piedras”.

“Vite Vendute è una pellicola nettamente divisa in due parti – spiega ancora ‘Cinema da denuncia’ – . Nella prima ad essere descritta minuziosamente è la vita del piccolo villaggio di Las Piedras, ricettacolo di fuggiaschi di ogni provenienza costretti a ciondolare in un bar gestito da un oste collerico e a vivere di espedienti. Tra gli sfaccendati avventori del “Corsario Negro” spicca immediatamente Mario (Montand), di origini corse ma parigino d’adozione, che ha una relazione con la bella cameriera Linda (Véra Clouzot, moglie del regista)”. La Clouzot nel film è protagonista di una scena di tango molto gradevole.

Véra Clouzot

Conclude il sito di cinema: “In questa porzione di film, le notazioni ambientali (miseria, corruzione, indolenza) si intrecciano alle caratterizzazioni psicologiche, favorite dall’arrivo nel piccolo villaggio del signor Jo (Vanel), vecchio avventuriero costretto a riparare a Las Piedras per motivi tanto impellenti quanto imprecisati. Quello tra il signor Jo e Mario è un vero e proprio colpo di fulmine: quest’ultimo non si fa scrupolo a maltrattare l’amico bonaccione Luigi (Lulli), infaticabile lavoratore dal cuore d’oro ma dai polmoni pieni di cemento, e l’impulsiva Linda per ingraziarsi le simpatie del nuovo (e immediatamente odiatissimo) arrivato. Jo ricambia le attenzioni di Mario col minimo sindacale di gratitudine, limitandosi a offrirgli qualche bevuta e ad alimentare la sua nostalgia per la Pigalle perduta”.