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Weinstein & Co. negozia la vendita al fondo di Tom Barrack, il miliardario amico di Trump

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Weinstein & Co. negozia la vendita al fondo di Tom Barrack, il miliardario amico di Trump

ROMA – Weinstein & Co. negozia la vendita al fondo di Tom Barrack, il miliardario amico di Trump. La bufera su Harvey Weinstein non si placa, e la vicenda si intreccia sempre più col mondo della politica. Sullo sfondo due figure del calibro di Donald Trump e Hillary Clinton. Il presidente americano teme che lo scandalo possa riaccendere i riflettori sulle accuse di molestie sessuali che decine di donne durante la campagna elettorale del 2016 hanno mosso anche al tycoon.

C’è poi Tom Barrack, l’investitore fedelissimo amico e strettissimo consigliere di Trump, che sta trattando per acquisire e ‘salvare’ la casa cinematografica fondata dai fratelli Weinstein nel 2005.

L’ex first lady, invece, teme che la sua dura condanna verso il potente produttore di Hollywood possa trasformarsi in un boomerang, visti i passati legami di amicizia che lega la famiglia Clinton proprio a Weinstein, uno dei principali finanziatori delle campagne elettorale dei democratici. Con l’emittente conservatrice Fox News che ha rispolverato una vecchia inchiesta del Washington Post in cui Weinstein appare nella lista delle star di Hollywood che aiutarono Bill Clinton a pagare le spese legali per difendersi dal Sexgate. Tra queste Tom Hanks, Barbra Streisand, Michael Douglas, Ron Howard e Steven Spielberg.

Il produttore versò nelle casse dell’allora presidente, inguaiato dalla relazione con Monica Lewinski, almeno 10 mila dollari. E il riemergere di questa storia imbarazza l’ex first lady, che negli ultimi giorni è più volte intervenuta dicendosi “scioccata e sconcertata” dalla condotta dell’ex Re di Hollywood, definendola “intollerabile”. Hillary Clinton ha anche assicurato che restituirà fino all’ultimo centesimo i soldi ricevuti da Weinstein come finanziatore della sua campagna elettorale, mentre i circa 250 mila dollari versati dal produttore alla Clinton Foundation sarebbero stati già spesi in progetti come la lotta all’Aids, quella all’obesità infantile e quella contro i cambiamenti climatici.

Ad annunciare invece la possibile vendita della Weinstein Company, che rischia di rimanere anch’essa travolta dallo scandalo, sono stati il produttore Tarek Ben Ammar, che siede nel board della società, e lo stesso Tom Barrack, proprietario del fondo di private equity Colony Capital. Quest’ultimo, pur essendo attivo soprattutto nel settore del real estate, non è nuovo ad operazioni nel campo cinematografico, visto che nel 2010 acquistò la Miramax dalla Walt Disney.

“Siamo lieti di investire nella Weinstein e di aiutarla nel suo sforzo di andare avanti al di là delle difficoltà contingenti”, afferma Barrack. “Aiuteremo la società a riconquistare la posizione iconica che merita nell’industria indipendente del cinema e della televisione”. Intanto Weinstein fa ‘litigare’ l’attuale e la ex premiere dame di Francia. E se Brigitte Macron loda il coraggio delle molte donne che hanno deciso di parlare, Carla Bruni pur solidarizzando con le donne si pone fuori dal coro, criticando la decisione dell’Eliseo di ritirare la Legion d’onore a Weinstein: “Al di là della sua perversione personale, ha fatto molto per il cinema indipendente”. Sempre da Parigi arriva anche la testimonianza shock dell’ex autista francese di Weinstein, Mickael Chemloul: “Quando si innervosiva, in auto, spaccava tutto. Era infernale. Ho visto donne in lacrime… a volte uscivano scalze, in condizioni psicologiche pessime”.

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