Recensione: Macchine mortali. Là dove osano gli effetti speciali

Giuseppe Avico
Pubblicato il 22 dicembre 2018 17:56 | Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2018 17:56
Recensione: Macchine mortali. Là dove osano gli effetti speciali

Recensione: Macchine mortali. Là dove osano gli effetti speciali 

ROMA – Avete presente quando per Natale vi fanno un regalo che non vi fa impazzire ma in qualche modo siete “costretti” a sfoggiare un sorriso plasticoso e fintissimo per far vedere che vi piaccia? Il film di cui parleremo oggi, Macchine mortali, provoca lo stesso effetto di un paio di calzini sotto l’albero: sicuramente vi serviranno per l’inverno, ma sempre calzini restano, quando magari aspettavate un cellulare o un bel televisore. Intendiamoci, l’attesa che ha preceduto l’uscita di questo film non è stata poi così esasperante, ma sicuramente un pizzico di curiosità c’era eccome. Curiosità sprecata dunque? Sì e no, perché alla fine quei calzini serviranno a qualcosa, se non altro a tenervi caldi. Bene, ora basta con i calzini, parliamo della trama. CLICCA QUI PER ALTRE VIDEO RECENSIONI

Il mondo come noi lo conosciamo non esiste più. Una guerra durata appena un’ora ha devastato tutto e ha ridefinito la geografia e gli ordini mondiali. Dopo circa mille anni, le città non sono più semplici metropoli, ma si muovono su dei grossi cingoli divorando letteralmente quelle più piccole. In un clima che può ricordare quello di Mad Max, è Londra una delle più potenti città in movimento. Qui vive Tom, uno storico con la passione per l’aviazione che ha trovato molti reperti di natura militare risalenti agli antichi. A Londra l’ingegnere Thaddeus Valentine ha dei piani ben precisi, raccogliere più reperti militari possibili per ricostruire un’arma di distruzione di massa, affinché la sua sete di potere e di conquista venga saziata. Sulla sua strada, però, c’è Hester Shaw, una giovane ragazza determinata a vendicarsi contro Valentine per la morte della madre. CLICCA QUI PER LA RECENSIONE DEL FILM ANIMALI FANTASTICI – I CRIMINI DI GRINDELWALD. 

Futuro distopico e scenari steampunk sono gli elementi chiave di questo film diretto da Christian Rivers, storico comprimario di Peter Jackson, qui in veste di sceneggiatore e produttore. E’ bene ricordare che il film è tratto dall’omonimo romanzo di Philip Reeve. La pellicola, pur nascendo da un progetto che poteva essere innanzitutto interessante e perché no di grande impatto sociale, si perde clamorosamente negli intrecci narrativi che cerca di aggrovigliare per rendere il tutto più intricato e avvincente, ma questo provoca solo quel terribile effetto di frustrazione come quando si cerca di sbrogliare i fili delle cuffie. Dialoghi poco credibili e dozzinali, personaggi poco approfonditi e situazioni che cercano la spettacolarità attraverso l’emozione ma che invece sprofondano nel limbo del “già visto”. A salvarsi sono gli effetti speciali e un’ambientazione ricca e sicuramente suggestiva, così come la scenografia. Tutto il contorno è fin troppo bello per ridursi ad un film che di difetti ne ha molti, a partire dalla sceneggiatura. Non si discute la godibilità e l’intrattenimento, perché sì, il film sa intrattenere meravigliosamente. La prima parte, per esempio, è di buon livello, anche grazie ad una buona immersione nell’atmosfera e nell’ambientazione post apocalittica. Il tutto va scemando pian piano quando la prevedibilità inizia a pungere lo spettatore, abbandonandolo al solo spettacolo visivo e alla poca sostanza. Il film, infatti, cerca in tutti i modi di farsi odiare da questo punto di vista, adottando, soprattutto nel finale, delle soluzioni facilotte e poco creative, soluzione viste e riviste mille volte. Anche dal punto di vista contenutistico, il film non cerca quasi mai di sfruttare lo spettacolo visivo e narrativo per provocare e punzecchiare su alcuni temi sociali e politici, e dire che gli spunti per poterlo fare c’erano eccome. Nonostante tutto, gli attori si dimostrano all’altezza, soprattutto Hera Hilmar e Hugo Heaving. Tornando ai calzini sotto l’albero e a quell’orribile metafora, il film si fa apprezzare per alcuni suoi elementi, soprattutto tecnici, ma non colpisce mai come un regalo atteso tutto l’anno. Un peccato, soprattutto vedendo il nome di Peter Jackson, un cineasta che ci ha abituato all’emozione nascosta dietro le linee del puro intrattenimento. Film consigliato? Solo a chi vuole godersi una buona lezione di effetti speciali e poco di più. Voto: 5.