YOUTUBE Video Recensione Ore 15:17 – Attacco al treno. Eastwood cambia registro stilistico, ma fa ancora centro

Giuseppe Avico
Pubblicato il 10 febbraio 2018 10:00 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2018 20:11
Recensione Ore 15:17 - Attacco al treno. Eastwood cambia registro stilistico, ma fa ancora centro

Recensione Ore 15:17 – Attacco al treno. Eastwood cambia registro stilistico, ma fa ancora centro

ROMA – Alla soglia degli 88 anni, già ottantotto, Clint Eastwood, uno di quei cineasti che non ha certo bisogno di troppe presentazioni, decide di portare avanti la sua personale osservazione cinematografica dell’uomo comune e dell’eroe, attraverso la peculiarità del fatto reale. Una disanima che, se vogliamo circoscriverla in tempi recenti, ha inizio con American Sniper, potenziata con Sully, e conclusa, forse, con Ore 15:17 – Attacco al treno, film di cui parleremo oggi. CLICCA QUI PER ALTRE VIDEO RECENSIONI.

Alek Skarlatos, Anthony Sadler e Spencer Stone sono tre grandi amici dai tempi delle medie. Cresciuti in un ambiente scolastico fortemente legato alla religione i tre, fin da subito, mostrano segnali di ribellione caratteriale, niente di trascendentale: una sorta di ribellione distintiva della giovane età. Saranno poi costretti a separarsi, rimanendo però sempre in contatto. Alek e Spencer intraprenderanno la carriera militare, per poi ritrovarsi, insieme ad Anthony, in viaggio per l’Europa. Quei tre ragazzi, Alek Skarlatos, Spencer Stone e Anthony Sadler sono coloro che, nel 2015, hanno affrontato e frenato l’attacco terroristico al treno Thalys diretto a Parigi.

Alla base dell’ultimo film di Clint Eastwood c’è la scelta. Il regista ha infatti deciso di cambiare registro stilistico, e non solo. Coraggiosa è la scelta di aver voluto far recitare proprio quei tre ragazzi anziché attori i quali, per forza di cose, sarebbero risultati più esperti e abituati. Una scelta coraggiosa ma ben ripagata, nonostante l’evidente ma non grossolana immaturità attoriale. Eastwood sceglie, Eastwood cambia. Già, perché in diverse sequenze del film si nota uno stile che solo in superfice è differente da quello che siamo abituati a percepire in un suo lavoro. Se si va più a fondo, invece, si ritrovano gli elementi più distintivi del suo cinema, come per esempio quello legato ad un forte senso di realismo, che si allontana con grande capacità e saggezza da ogni qualsiasi forma di epicità, quella che estranea lo spettatore dai fatti o dai personaggi. Uno stile “classico”, anti hollywoodiano e per molti discutibile. Uno stile, il suo, sempre vincente.

L’azione è davvero ridotta all’osso, quasi ai margini di una storia che decide consciamente di focalizzarsi più sugli eventi scatenanti che sull’evento culminante. In particolare l’occhio del regista è rivolto verso Spencer Stone, un ragazzo il quale desiderio di far parte delle forze armate supera le sue effettive potenzialità. E’ consapevole che la sua vita lo stia spingendo verso qualcosa di importante, di fatidico, ciò che ti cambia la vita, incarnando perfettamente un’America patriottica ma non razzista, conservatrice ma non bigotta. L’America di Clint Eastwood.

Ore 15:17 – Attacco al treno non è un film perfetto, non è tra i migliori di Eastwood. La pellicola presenta dei difetti, i quali probabilmente più che imperfezioni sono scelte. Il ritmo, per esempio, non è quello canonico di un film d’azione, perché questo non lo è. L’idea dei flashback, che ci permettono di osservare i trascorsi dei tre, è oramai un elemento emblematico del cinema recente di Eastwood. A molti potrebbe risultare tediosa, forse perfino fastidiosa come scelta, ma è, invece, adeguata e conforme all’idea di base della pellicola: un ritmo cinematografico particolare, scandito da una forte attinenza documentaristica. CLICCA QUI PER LA RECENSIONE DEL FILM SONO TORNATO.

Alla fine dei giochi, questo film è destinato a spaccare il pensiero di critica e pubblico. E’ un film che lascia spiazzati, soprattutto in relazione al nome di Clint Eastwood. E’ la pellicola di un regista esperto, più che maturo in fatto di cinema e di vita, capace, come in questo caso, di rinnovare ancora il proprio registro filmico, portando avanti con estrema sensibilità la sua concezione di eroe e di antieroe americano, esule dalla retorica che permea, invece, l’80% dell’America cinematografica di oggi. Voto: 7.

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