Video Recensione: Sulla mia pelle. Il racconto degli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Giuseppe Avico
Pubblicato il 22 settembre 2018 9:00 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2018 19:48
Recensione: Sulla mia pelle. Il racconto degli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Recensione: Sulla mia pelle. Il racconto degli ultimi giorni di Stefano Cucchi

ROMA – Nel 2009, più precisamente il 15 ottobre, il trentenne Stefano Cucchi veniva arrestato con l’accusa di possesso e spaccio di stupefacenti. Fu così condannato alla custodia cautelare. Cucchi si presentò in tribunale con dei grossi lividi sul volto e nelle peggiori condizioni fisiche possibili. Dopo diversi giorni di transizione da una struttura carceraria all’altra, Stefano fu trovato morto all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dopo che le sue condizioni erano peggiorate anche e soprattutto per un’emorragia alla vescica. I suoi familiari, dopo aver cercato invano di vederlo, vengono a conoscenza della sua morte solo attraverso una notifica per ottenere l’autorizzazione dell’autopsia. Negli anni successivi seguiranno udienze, perizie, maxi perizie, 120 testimoni e decine di consulenti tecnici ascoltati, nel tentativo di ricostruire uno dei casi di cronaca nera che più maggiormente ha interessato l’opinione pubblica e che ancora oggi aspetta una risposta. CLICCA QUI PER ALTRE VIDEO RECENSIONI.

Il film Sulla mia pelle, scritto e diretto da Alessio Cremonini e interpretato da Alessandro Borghi, racconta gli ultimi sette giorni di Cucchi, dall’arresto alla morte. Un progetto sicuramente rischioso, data la delicatezza dell’argomento. Sarebbe stato davvero facile scadere nella retorica più comune, facendo leva il più possibile sulla denuncia. Ma in questo film non si ha nulla di tutto questo, proprio perché la pellicola si limita a raccontare piuttosto che denunciare o assolvere, mostrandoci nella sua più genuina forma gli eventi di quella settimana. Il presunto pestaggio da parte delle forze dell’ordine ai danni di Cucchi non viene mostrato, ma anzi è filtrato da un solo punto di vista, quello dello stesso Cucchi. Il suo corpo, malridotto e sempre più fragile, domina la stragrande maggioranza delle scene, laddove ad emergere non è solo l’instabilità fisica, evidenziata dai processi medici al quale si sottopone, ma anche un percorso mentale straziante che non può di certo lasciare il pubblico estraneo alle sequenze.

Il corpo di Stefano fa da nucleo a un’atmosfera quasi buia, spoglia e volutamente fredda, grazie soprattutto ad una scelta fotografica e registica che mette in evidenza l’isolamento del suo protagonista. La regia di Cremonini non ha bisogno di troppi ghirigori o di tecnicismi inconcludenti, ma anzi è sorprendentemente precisa, essenziale e per lunghi tratti empatica, anche grazie ad un ottimo lavoro di costruzione sul personaggio; si pensi, per esempio, ai primissimi piani, alla voce di Cucchi strozzata dal dolore nel bel mezzo del nulla o al dettaglio dei suoi occhi. Certamente il tutto è stato reso più semplice dal suo interprete, un Alessandro Borghi eccezionale e in stato di grazia. E’ incredibile il lavoro dell’attore sul personaggio che è andato ad interpretare, sia dal più evidente punto di vista fisico, ma anche per ciò riguarda i gesti, le movenze e il modo di parlare; tutto frutto di una trasformazione attoriale davvero incredibile. Da menzionare anche un buon Max Tortora e una bravissima Jasmine Trinca nei panni di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano. CLICCA QUI PER LA RECENSIONE DEL FILM DARK CRIMES.

Come detto, il film racconta i pochi giorni che hanno portato Stefano Cucchi alla morte. Nulla viene mostrato del suo passato, nulla viene menzionato, se non in alcune didascalie finali, riguardo i successivi processi. Parliamo di una scelta, una scelta ben precisa, la scelta giusta. Anche grazie alla sua vena documentaristica, il film decide di raccontare, di mostrare, di attenersi “semplicemente” ai fatti documentati di quella settimana, esplorando il lato più profondo e umano del suo protagonista, senza dover per forza esprimere giudizi. E’ la forza di un film difficile e delicato come questo.