Recensione: The End? L’inferno fuori. La Roma apocalittica di Daniele Misischia e dei Manetti Bros

Giuseppe Avico
Pubblicato il 22 agosto 2018 10:00 | Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2018 8:03
Recensione: The End? L'inferno fuori. La Roma apocalittica di Daniele Misischia e dei Manetti Bros.

Recensione: The End? L’inferno fuori. La Roma apocalittica di Daniele Misischia e dei Manetti Bros.

ROMA – Vacanze, tempo libero e tintarella. Di certo durante il periodo estivo, specialmente in pieno agosto, è difficile rinunciare alla spiaggia e ad un buon tuffo in acqua, soprattutto se l’unica buona alternativa è quella di rimanere nelle caldissime città. I commercianti vanno in ferie, le strade si svuotano e i cinema vengono subissati dai soliti blockbuster e film a buon mercato. In un clima apocalittico che può ricordare quello di 28 giorni dopo, piomba nelle sale un film italiano indipendente prodotto dai Manetti Bros, interpretato da Alessandro Roja e diretto dal debuttante Daniele Misischia, ovvero The End? L’inferno fuori. CLICCA QUI PER ALTRE VIDEO RECENSIONI.

Claudio, un giovane uomo d’affari, affronta una mattinata come tante altre cercando di arrivare puntuale in ufficio per prendere parte ad una riunione. L’uomo, però, rimane chiuso in ascensore per colpa di un guasto, ma non sarà questo l’imprevisto che gli rovinerà la giornata. Claudio, infatti, si accorge ben presto che qualcosa di grosso sta accadendo nella sua città, Roma. La capitale, infatti, è colpita da un terribile virus che trasforma i suoi abitanti in feroci zombie alla ricerca di carne umana. Intrappolato nell’ascensore, l’uomo dovrà cercare di sopravvivere facendo affidamento ai pochi strumenti disponibili mettendo alla prova se stesso.

Nel contesto cinematografico italiano, in stallo da molto tempo, un film di questo tipo, un film horror, rappresenta una stoccata importante al mercato filmico, un progetto indipendente che può voler dire un ritorno al cinema di genere, o almeno si spera. The End? L’inferno fuori non è solo un film horror, ma è anche e soprattutto un film horror italiano, ed è un film realizzato molto bene, tenendo conto dei mezzi, della produzione indipendente e del nome nuovo alla regia. La pellicola, infatti, è il biglietto da visita del regista Daniele Misischia, già autore di alcuni cortometraggi, qui però alle prese con un progetto destinato alle sale. Il suo è un esordio vincente e incoraggiante, un piccolo gioiello di tensione e paura che affronta con coraggio e caparbietà il mondo degli zombie Movies, troppo spesso massacrato da certi film scadenti. Il film poi non manca di citare, nella maniera più genuina possibile, l’universo filmico del maestro George Romero, laddove lo zombie si fa metafora per palesare tutte le contraddizioni sociali e politiche nelle quali l’uomo sembra sguazzare.

Il film gode di una regia quadratissima ma non per questo banale, anzi. Il dinamismo della macchina da presa è sorprendentemente coinvolgente, soprattutto se si pensa che il 90% del film si svolge in uno spazio chiuso come quello di un ascensore. E’ proprio grazie a questo senso di immersione nelle sequenze che la prima parte di film scorre molto bene, alimentando la giusta tensione e un senso di ansia costante. Piccole incertezze di sceneggiatura emergono già nella seconda parte, meno imprevedibile e avvincente ma sempre coinvolgente. Aver ambientato la maggior parte del film in un ascensore, una scelta dovuta probabilmente al budget, comporta una certa ripetizione nelle sequenze, non sempre originali, a volte macchinose e poco fluide. Questo, però, non stravolge il ritmo complessivo della pellicola, che anzi si mantiene sostenuto fino alla fine.

L’interpretazione di Alessandro Roja è ottima. Suo è l’arduo compito di sorreggere l’azione del film e alimentare il più possibile il senso di immedesimazione da parte del pubblico. Riesce bene sia nel primo che nel secondo intento, confermandosi un attore di grande duttilità. Da menzionare è anche la lodevole interpretazione di Claudio Camilli nei panni del poliziotto, comprimario sì, ma capace anche di rubare la scena.

The End? L’inferno fuori è un film che non delude, è un film che gira bene anche con i suoi difettucci di scrittura dovuti soprattutto alla poca maturità cinematografica dei suoi creatori, destinati, però, a crescere e a perfezionarsi ulteriormente.