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YOUTUBE Video Recensione: La ruota delle meraviglie. Woody Allen si rifà il pelo e non perde il vizio

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YOUTUBE Video Recensione: La ruota delle meraviglie. Woody Allen si rifà il pelo e non perde il vizio

ROMA – Salve a tutti amici di BlitzTv. Durante l’anno le certezze sono sempre poche, ma una di queste è senza ombra di dubbio l’uscita nelle sale di un nuovo film di Woody Allen, preciso come un orologio. Il 2017 non fa eccezione. Oggi, infatti, parliamo del film La ruota delle meraviglie, scritto e diretto da una delle figure di maggior spicco nel panorama cinematografico mondiale, appunto, Woody Allen. A dar vita al dramma alleniano questa volta troviamo Kate Winslet, Jim Belushi, Justin Timberlake e Juno Temple. CLICCA QUI PER LA RECENSIONE DI UN ALTRO FILM.

Allen ci catapulta direttamente negli anni ’50, in un Luna Park di Coney Island, New York. Qui troviamo Ginny, una cameriera di quasi 40 anni sposata con Humpty, un giostraio. I due vivono con il figlio di lei, avuto dal primo matrimonio; un ragazzino che impiega il proprio tempo a dar fuoco a tutto ciò che trova. La loro vita monocorde si ribalta totalmente, o meglio mostra le sue crepe nascoste quando entra in scena la figlia di lui, Caroline, in fuga dall’ambiente malavitoso nel quale il marito si ritrova immerso. A raccontarci le vicende è il giovane Mickey, il bagnino della zona, con il quale Ginny intraprende una burrascosa e inquieta relazione. La grande ruota emotiva e sentimentale di Woody Allen, più tormentata che meravigliosa, può finalmente girare.

Siamo in pieno territorio Allen. La ruota delle meraviglie, infatti, si presenta come una grossa summa del pensiero del proprio autore: da Manhattan a Radio Days, da Match Point a Blue Jasmine, Allen mette sul piatto le più ricorrenti, e quanto mai irrisolte, riflessioni. La ruota alleniana gira con invidiabile precisione, mai troppo veloce, ma sempre costante. La protagonista, interpretata con grande intensità ed empatia da una splendida Kate Winslet, vive il proprio dramma con una naturale e spontanea inclinazione pessimistica, cercando in tutti i modi di uscirne attraverso la relazione con il bagnino Mickey, mentendo a se stessa e illudendosi di un sentimento più di natura sfuggente e utopico che reale. Non c’è battuta che tenga o risata strappata che possa farvi passare un’ora e mezza di mercoledì sera lontano dalla quotidianità, pensando che magari sia meglio un cinema piuttosto che una pizza con gli amici. Questo film non è svago, ma una dura e crudele riflessione sulla vita, sul suo senso primo, sul fato e più di ogni altra cosa sul fallimento. Ripeto, siamo in pieno territorio Allen.

Dal punto di vista tecnico il film si avvale di una fotografia, quella del nostrano Vittorio Storaro, esemplare e funzionale al fine di illuminare il più possibile, o spesso il meno possibile, l’ambiente nel quale i protagonisti si muovono. Perfetto e suggestivo è l’utilizzo di determinate luci, tipiche dei Luna Park, che rischiarano e al tempo stesso smorzano le espressioni: dal verde al blu, dal rosso al giallo, mutano costantemente, così come gli umori dei personaggi. Dal punto di vista narrativo, ormai sono poche le parole ancora non utilizzate per descrivere il lavoro di Allen sulle proprie storie e sui personaggi che le rendono possibili. Qui, qualora non fosse già ampiamente consolidata, troviamo una certa maestria nel gestire gli attori con funzionale caratterizzazione, in particolar modo per quanto riguarda i ruoli femminili, sui quali Allen è assolutamente maestro.

Non cercate la risata al termine di un dialogo o di una frase, non aspettatevi un film di Woody Allen nel quale o si ride o niente. Non troverete niente di tutto questo, salvo una sottile e peculiare ironia propria del regista. Ma piuttosto sarete messi di fronte ad un dramma impietoso, schietto, sincero e crudele nel quale vi imbatterete nella cosa che Allen ama e odia più di tutte: la natura umana e i suoi misteriosi e impraticabili labirinti. Voto: 8.

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