Aeroporto internazionale di Berlino-Brandeburgo: doveva aprire nel 2012 e invece…

di Caterina Galloni
Pubblicato il 3 luglio 2019 6:00 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2019 21:12
Aeroporto internazionale di Berlino-Brandeburgo: doveva aprire nel 2012 e invece...

Aeroporto internazionale di Berlino-Brandeburgo: doveva aprire nel 2012 e invece… (Foto Ansa)

ROMA – L‘aeroporto internazionale di Berlino-Brandeburgo è una struttura moderna e imponente ma entrando al terminal c’è un silenzio inquietante. Circa 21 anni dopo l’iniziale e ambizioso progetto che doveva unire l’est e l’ovest di Berlino, nei primi mesi del 2012 fu comunicata ufficialmente l’inaugurazione il 3 giugno dello stesso anno. 

Attualmente, esperti di infrastrutture globali definiscono l’aeroporto un “trauma nazionale” e un esempio “di come non vadano fatte le cose”. I check-in e gli ascensori sono inutilizzati, i tabelloni delle partenze sono attivi ma mostrano viaggi in altri aeroporti. Nell’elegante hotel un piccolo team fa le pulizie per evitare che l’edificio vada in rovina.

Sotto il terminal c’è una stazione ferroviaria completamente funzionante, ma l’orario prevede un solo “treno fantasma” al giorno, utilizzato forse per far circolare aria e non per trasportare passeggeri peraltro inesistenti.

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La società parzialmente gestita dallo Stato ora ha promesso che l’aeroporto intitolato all’ex cancelliere Willy Brandt nel 2020 sarà aperto ai passeggeri.  Cosa, dunque, è andato così storto da causare un ritardo di quasi dieci anni?

Quando nel 1989 è caduto il muro di Berlino, una delle prime priorità per unificare la Germania divisa, era quella di costruire le strutture che mancavano alla parte Est. La necessità di un aeroporto fu persino menzionata a Berlino dall’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan nel famoso discorso “Tear down the wall”, abbattere questo muro, vent’anni prima che accadesse. 

Dopo aver deciso che gli aeroporti Tempelhof, Tegel e Schoenefeld dovevano essere rimpiazzati, il governo tedesco aveva istituito il consorzio Berlin Brandenburg Flughafen Holding, per sovrintendere alla costruzione di un nuovo aeroporto.

I lavori sono iniziati nel 2006, poi ostacolati dalla crisi finanziaria del 2008 e alla fine è stato necessario utilizzare denaro pubblico. Ma non è stata la mancanza di fondi a bloccare il progetto bensì il fatto che “il consiglio di vigilanza era pieno di politici che non avevano idea di come supervisionare il progetto ma erano incaricati di prendere le decisioni importanti”, ha detto alla BBC il professor Genia Kostka, dell’Università libera di Berlino.

Sembra che nel tentativo di risparmiare denaro i responsabili abbiano distribuito decine di contratti con società più piccole ed esercitato delle pressioni per lavorare a un prezzo più basso. “Hanno realizzato un sistema di controllo molto complesso che non ha funzionato”, ha affermato Martin Delius, ex politico di Berlino.

Una delle più strane rivelazioni sul progetto è stato, durante la costruzione, il raddoppio delle dimensioni dell’aeroporto come riferito nel podcast “Come mandare a put**ane un aeroporto” della radio tedesca Spaetkauf. 

Originariamente pianificato senza quasi nessun negozio a causa di un architetto che detestava lo shopping, i capi delle società hanno dovuto apportare un enorme cambiamento per aggiungere ristoranti e rivenditori. Alla fine, con l’enorme numero di appaltatori e costruttori coinvolti nel piano, i progettisti hanno perso il controllo di ciò che era stato fatto o perfino a che punto fosse.

Nel 2012, nonostante i problemi, i capi hanno organizzato una grande inaugurazione con la partecipazione della cancelliera Angela Merkel ma quando il funzionario locale, incaricato di certificare la sicurezza antincendio dell’edificio, ha fatto il sopralluogo, è stato tutto bloccato. 

I sensori del sistema di sicurezza e delle porte antincendio non funzionavano perché la società aveva adottato sistemi improvvisati, che includevano dipendenti seduti accanto alle porte per accorgersi di qualsiasi allarme.

Imbarazzati dalle rivelazioni, i capi avevano chiesto una lista di tutte gli errori presenti nel sito. Erano circa 550.000, tra cavi mancanti o sbagliati, sistemi di sicurezza scadenti, la lista era infinita ma avendo già investito centinaia di milioni nel progetto, gli edifici non potevano essere abbandonati o distrutti. “C’è un punto di non ritorno. Sono soldi pubblici. Se li spendi, devi ricavarne qualcosa”, ha osservato Martin Delius.

La società di gestione sta lavorando alacremente per garantire l’apertura a ottobre 2020.
Il costo complessivo del progetto sarà di 6 miliardi di euro e gran parte di questa somma finale è pagata dai contribuenti tedeschi, in quanto il governo federale possiede una partecipazione del 26%.

Fonte: Daily Mail