“L’ho ammazzato più di 40 anni fa dopo che mi aveva violentato”. Ma la polizia non le crede: “E’ una visionaria”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 ottobre 2018 6:42 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018 17:58
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“L’ho ammazzato più di 40 anni fa dopo che mi aveva violentato”, ma la polizia non le crede

LONDRA – La 69enne Janet Holt è convinta di aver ucciso un uomo più di 40 anni fa ma la polizia non le crede e la etichetta come “bugiarda”,  rifiutando di accusarla per un crimine. La Holt sostiene di aver sparato nel 1976 all’agricoltore Fred Handford alla Ball Beard Farm di Buxton, nel Derbyshire, dopo che l’uomo l’aveva violentata per due volte.

All’epoca la donna aveva 26 anni e Handford 56, ma Holt non confessò l’omicidio fino al 2011, quando la terapia della regressione fece riemergere il ricordo degli stupri e il successivo omicidio, incluso quello di scavare una buca e seppellire il corpo dell’aggressore.  

Ma dopo uno scavo nei terreni agricoli, compreso il campo in cui Holt sostiene sia sepolto il corpo di Handford, non è stato trovato nulla e la polizia ritiene la Holt una “visionaria”, scrive il Daily Mail.

La bizzarra storia è raccontata in un documentario di ITV “Am I a murdered?”, Sono un’assassina?, in cui la psicologa Jamie Hacker Hughes commmenta che la Holt starebbe dicendo la verità. 

Nel documentario Holt racconta che “Fred mi ha violentato due volte. Pensavo fosse pazzo perché diceva che ci saremmo sposati e avuto dei figli. Temevo volesse violentarmi di nuovo: quando ho visto la pistola sulla parete della cucina, l’ho presa e sparato. Non pensavo a nulla, non provavo emozioni”.  

“E’ caduto a terra. Ho preso una carriola, l’ho messo dentro, l’ho portato in campo e ho scavato una buca. Non ero in panico”.

Gli agenti che indagano sull’omicidio insistono che è innocente e che la confessione non avrebbe un motivo. Nel documentario, l’ispettore Paul Cullen dice: “Ha cercato di convincere la polizia e uno psicologo per ottenere un ritorno economico”.

I detective hanno scoperto che Holt, con una giornalista locale, Helen Parker, stava scrivendo la sua autobiografia e concluso che aveva inventato la storia per vendere il libro.

Ma non solo, è emerso che Holt era ladra e una truffatrice con delle condanne alle spalle. 

Nel documentario, Holt viene esaminata da Jamie Hacker Hughes, esperto della memoria ed ex presidente della British Psychological Society, per scoprire se le affermazioni possano risultare credibili.