Andreas Lubitz, 39 minuti da decollo a schianto: il racconto della scatola nera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 13:46 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 13:47
Andreas Lubitz, 39 minuti da decollo a schianto: il racconto della scatola nera

Andreas Lubitz, 39 minuti da decollo a schianto: il racconto della scatola nera (foto Ansa)

ROMA – I trentanove minuti dell’Airbus A320 della Germanwings dal momento del decollo fino allo schianto contro le Alpi francesi. La scatola nera ha registrato ogni parola pronunciata in cabina quel 24 marzo 2015. Dal “Benvenuti a bordo” del comandante Patrick Sonderheimer al momento in cui lo stesso prova a sfondare la cabina con un’ascia dopo che Andreas Guenter Lubitz si è barricato dentro. Nelle registrazioni della scatola nera si sente anche il fruscio dell’ascia contro la porta, gesto estremo quanto inutile del pilota che tentava di fermare l’ecatombe. Andrea Tarquini su Repubblica (e ripreso da Dagospia) ha pubblicato la cronologia degli eventi in quei 39 minuti, così come fatta da investigatori e Bild:

Ore 10,01 . El Prat de Llobregat, aeroporto internazionale di Barcellona: il 320 immatricolato D-AIPX decolla con circa venti minuti di ritardo. Il comandante comunica ai passeggeri: «Benvenuti a bordo, scusate il ritardo, cercheremo di recuperare in parte, l’atterraggio a Düsseldorf è previsto per le 11,55».

Ore 10,01-10,21 . In volo sul Mediterraneo tra Catalogna e Provenza: il comandante e il suo copilota Andreas Lubitz chiacchierano tranquilli, conversazione cortese sulla vita privata dei due e sui dettagli del pilotaggio.
Il comandante al copilota: «Andreas, scusami, più tardi quando avremo raggiunto la quota di volo di crociera dovrò andare al bagno e affidarti i comandi, non ho avuto il tempo di usare le toilette di El Prat». Andreas: «Non c’è problema».

Ore 10,27. In volo sulla costa francese, prua a nord-est puntata verso le Alpi, il confine franco-tedesco e la Renania. Il 320 raggiunge la quota di volo di crociera di 38mila piedi, circa 11.600 metri sul mare.
Il comandante al copilota: «Andreas, per favore, comincia a preparare al computer di bordo la procedura d’avvicinamento e atterraggio a Düsseldorf».
Andreas Lubitz al comandante: «Spero», «Vedremo», inquietanti risposte laconiche, tono freddo ma molto gentile.

Ore 10,29. Il comandante a Lubitz: «Andreas, adesso puoi prendere i comandi, scusa, ti lascio e vado un attimo alla toilette». Il nastro del flight recorder lascia udire chiaramente un sedile, quello del comandante, che scorre indietro, poi la porta che si chiude.

Ore 10,30. «Da questo momento Lubitz è solo ai comandi», commenta il procuratore francese Brice Robin a caldo ascoltando il nastro della scatola nera.

Ore 10,30. I radar del controllo aereo civile francese e quelli del comando caccia dell’Armée de l’Air entrano in allarme: in pochi secondi il 320 tedesco è sceso di 100 metri, un minuto dopo di altri seicento.

Ore 10,32. «4U9525, rispondete, ripeto 4U9525 rispondete, qui torre di controllo di Marsiglia-Marignane, attenzione, state volando troppo bassi, tornate subito alla quota di volo regolare». È il segnale d’allarme lanciato invano dagli uomini-radar francesi.

Ore 10,33. Nessuna risposta dal volo Germanwings. Dalla base di Orange della difesa aerea francese, un caccia Mirage 2000D della Armée de l’Air decolla su allarme rosso, cerca di rintracciare l’Airbus. «Lanciate i segnali d’allarme, il tasso di discesa di quell’aereo è troppo basso, suona l’allarme anche nella loro cabina», dicono in inglese i due piloti del Mirage. Lanciano il primo allarme rosso, ma non possono fare altro.

Ore 10,34. Rumori violenti, dal nastro sembra che qualcuno, il comandante, cerchi di aprire la porta a forza. Poi la sua voce, a tono sempre più alto. «Andreas, apri per favore questa porta!». «Andreas per l’amor di Dio, apri questa maledetta porta!». Sullo sfondo si cominciano a udire le prime grida e pianti dei passeggeri. Molte voci giovani, forse quelle dei ragazzi della scuola.

Ore 10,35. «Per Dio, Andreas, apri questa maledetta fottuta porta! Aprila, subito, è un ordine!», urla il comandante. Dalla cabina dove Lubitz è solo non ottiene nessuna risposta. Rumori ancora più forti: il comandante cerca invano, con la forza della disperazione, di sfasciare la porta blindata colpendola con l’accetta delle emergenze di antincendio e atterraggio forzato. È un uomo in forma, colpisce con tutte le sue forze, ma la porta blindata non cede. Dalla cabina, la registrazione fornisce il respiro forte ma regolare di Lubitz. Il 320 scende ma è ancora a 7000 metri di quota.

Ore 10,36 e 30 secondi . Suona il secondo allarme in cabina: « Terrain! Pull up! Pull up! » (suolo in vista, cabra, cabra!). Il 320 è sceso a 5000 metri, ci sarebbe ancora tempo per salvarsi. Il comandante urla: «Per Dio, Andreas, apri subito questa maledetta porta, merda! Apri questa fottuta porta!». I suo disperati colpi d’ascia si fanno sempre più forti, la porta non cede.

Ore 10,38 . il 320 punta verso nordest, verso i picchi delle Alpi francesi, scende a 4000 metri scarsi. Colpi d’accetta, ancora urla del comandante. Dalla cabina, il flight recorder registra il respiro regolare di Lubitz.

Ore 10,41. L’Airbus urta rocce con l’ala destra. Si possono udire ormai fortissimi urla e pianti dei passeggeri. Sono le ultime voci e rumori, prima dello schianto, pochi secondo dopo è solo il silenzio.