Anna Frank, la Gestapo irrompe a casa sua il 4 agosto 1944: la cronaca ora per ora

di Caterina Galloni
Pubblicato il 6 Agosto 2019 6:30 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2019 20:56
Anna Frank, la Gestapo irrompe a casa sua ad Amsterdam il 4 agosto 1944: la cronaca ora per ora

Anna Frank in una foto Ansa

ROMA – Il 4 agosto 1944, ad Amsterdam la Gestapo fece irruzione nell’alloggio segreto della quindicenne Anna Frank: una pagina che l’adolescente non ebbe modo di scrivere sul suo diario ma lo storico Jonathan Mayo ha ricostruito minuto per minuto quella tragica giornata.

Anna e la famiglia furono traditi, arrestati, prelevati dall’alloggio in cui erano rimasti nascosti per due anni e poi deportati nei campi di concentramento. Il toccante diario di Anna è fermo a quel giorno e Mayo racconta gli eventi che lei non è stata in grado di annotare.

L’antefatto

Nel 1933, Otto ed Edith Frank e le figlie Margot e Anna fuggirono dalla Germania nazista e si stabilirono nei Paesi Bassi.

Ma nell’estate del 1942 per gli ebrei olandesi la vita era sempre più dura. Furono costretti a indossare le stelle gialle e fu proibito loro di lavorare, spostarsi in tram, sedersi su una panchina del parco e persino di andare in bicicletta.
Così quel luglio, dopo che la sedicenne Margot fu convocata per lavorare in un campo di lavoro tedesco, la famiglia decise di nascondersi nei piani superiori dell’azienda di Otto Frank ad Amsterdam.

A loro si unì un’altra famiglia: Auguste ed Hermann van Pels con il figlio Peter e un dentista di nome Fritz Pfeffer.
Per più di due anni hanno vissuto in clandestinità, costretti in spazi angusti ma nell’agosto 1933 speravano che la città presto sarebbe stata liberata dagli Alleati.

“Ho la sensazione che gli amici si stiano avvicinando”, ha scritto Anna nel suo diario. Ma le famiglie erano tutt’altro che al sicuro: sulla testa degli ebrei pendeva una taglia e Amsterdam era piena di informatori e funzionari nazisti; nei Paesi Bassi quasi 100.000 ebrei erano già stati inviati nei campi di sterminio.

Venerdì 4 agosto 1944, h. 6:45

Ad Amsterdam è una mattina nebbiosa. Al secondo piano della dependance segreta al 263 Prinsengracht, la quindicenne Anna dorme in un letto così piccolo che per allungarlo hanno aggiunto delle sedie. È il suo 761esimo giorno di clandestinità.

Alle pareti della camera da letto sono appese delle foto ritagliate da riviste delle principesse britanniche Elizabetta e Margaret, le star del cinema Greta Garbo e Ginger Rogers. Anna condivide la stanza con Fritz Pfeffer, 55 anni, che dorme profondamente.

Nella stanza soprastante suona la sveglia di Auguste Van Pels e mentre il marito Hermann scende al bagno, Anna aspetta di sentire lo scricchiolio dell’asse del pavimento. Per lavarsi e vestirsi devono rispettare un rigoroso orario quotidiano.

Nella camera accanto a quella di Anna dormono i genitori ed è lì che in una valigetta c’è il suo tesoro: il diario che ha iniziato a scrivere poche settimane prima che si nascondessero. Il primo diario era rivestito di stoffa a quadri bianchi e rossi ma lo ha riempito velocemente e ora Anna usa i quaderni di scuola.

Quasi ogni giorno, tenendo una penna stilografica tra l’ indice e il medio, Anna scrive di “cose che giacciono sepolte nel profondo del mio cuore”, ovvero le speranze e paure per il futuro, le frustrazioni della vita rinchiuse in sette altre persone e il suo amore per il diciassettenne Peter van Pels.

07:00

A poca distanza, l’orologio della chiesa segna l’ora. I rintocchi regolano la vita nella dependance, ma l’unica a cui piacciono le campane è Anna. Pensa che l’orologio sia un “amico fedele”.

Peter van Pels scende come al solito per controllare che il magazzino al piano terra sia ben chiuso, dato che recentemente hanno rubato due volte.

Otto Frank aveva un’attività di erbe, spezie e pectina che ora ora è gestito dai suoi amici Victor Kugler e Johannes Kleiman.

Le merci presenti nel magazzino sono di grande interesse per i ladri: valgono un buon prezzo per il fiorente mercato nero della città.

Nella primavera del 1942, Kugler e Kleiman hanno costruito la dependance segreta dopo l’orario d’ufficio – compresi tutti gli impianti idraulici e la falegnameria – in previsione dei crescenti rischi per gli ebrei nei Paesi Bassi.

Kugler aveva detto:”Erano miei amici, non potevo lasciarli massacrare dai tedeschi”. Anne ha visto con i suoi occhi la pressione che Kugler aveva subito negli ultimi due anni e in maggio aveva scritto:”Per la tensione e il nevosismo non riesce a parlare”.

07:15

Quando Van Pels esce dal bagno la porta scricchiola e Fritz Pfeffer si alza dal letto per rispettare il turno.

Anne rimuove il cartone dalla finestra e assapora il tempo senza la presenza di Pfeffer che nel diario chiama “Nitwit” e lo descrive lento nel parlare.

Il dentista ha divorziato e studia spagnolo sperando di iniziare una nuova vita in Sud America una volta terminata la guerra, insieme al figlio Walter.

08:00

Gli abitanti della dependance sono ben informati sul corso della guerra, grazie a una piccola radio clandestina nella stanza di Van Pels che prende la BBC.

Le otto sono di solito la prima occasione per ascoltare un bollettino. Il 21 luglio, la notizia dell’attentato a Hitler ha spinto Anne a scrivere:”Ora finalmente sto diventando davvero fiduciosa, ora finalmente le cose stanno andando bene. Sì, stanno davvero andando bene. Super notizie! A Rennes le truppe statunitensi avanzano attraverso la Bretagna”.

08:20

Tre colpi sul pavimento dalla camera da letto dei Van Ples, che funge anche da cucina, segnalano ad Anna che il porridge è pronto.

Si precipita al piano di sopra, afferra la sua scodella e la porta di sotto. Anna ha solo pochi minuti per mangiarlo e mettere in ordine la sua stanza prima che i magazzinieri, che non hanno idea che ci siano persone nascoste nell’edificio, inizino ad arrivare.

Ora tutti devono rispettare il più rigoroso silenzio, non possono nemmeno usare la toilette.

Si sono molto spaventati quando hanno scoperto l’arresto del loro fruttivendolo e della moglie, catturati perché nascondevano ebrei.

08:30

Al quartier generale della Gestapo ad Amsterdam, squilla il telefono nella stanza dell’ufficiale SS Julius Dettmann del Dipartimento IV B4, l’unità incaricata di arrestare gli ebrei presenti nella città.

Un informatore affidabile gli dice che ci sono ebrei nascosti in un edificio al 263 Prinsengracht. Quando arrivano i magazzinieti la dependance segreta è silenziosa. La famiglia Frank è immersa nella lettura, a Otto piace Charles Dickens e ha un dizionario per migliorare l’inglese.

I libri della biblioteca vengono consegnati dalla piccola squadra di aiutanti che li rifornisce anche di cibo e bevande.

09:00

Il personale dell’ufficio è arrivato nelle stanze del primo piano e il ticchettìo delle macchine da scrivere e lo squillo dei telefoni maschera qualsiasi rumore proveniente dal piano superiore. Ma tutti, per qualsiasi evenienza, nella dependance camminano indossando solo le calze.

Miep Gies, 35 anni, che fa parte dello staff dell’ufficio chiede loro la lista della spesa. Negli ultimi due anni è stata sua responsabilità fornire generi alimentari e latte.

Anna ha un disperato bisogno di parlare e Miep promette che lo faranno quando nel pomeriggio tornerà con i viveri.
Per sfamare otto persone occorre trovare una grande quantità di cibo e Anna una volta ha descritto Miep così carica di borse da sembrare un asino da soma.

A casa, Miep e il marito Jan nascondono uno studente che ha rifiutato di fare una dichiarazione di lealtà al nazismo.

09:45

Nella stanzetta di Peter van Pel all’ultimo piano, Otto sta dettando un brano per aiutarlo a migliorare il suo inglese. Incoraggiato dalle sorelle Frank, Peter sta ampliando le sue conoscenze e impara le lingue, la matematica e la lavorazione del legno.

Appesa al muro c’è la sua bici che spera un giorno potrà essere libero di guidare nuovamente.

10:45

Una macchina si ferma davanti a Prinsengracht e scende un ufficiale della Gestapo austriaca in uniforme di nome Karl Josef Silberbauer.

È seguito da quattro civili olandesi impiegati dalla Gestapo e sono tutti armati.

Silberbauer, 33 anni, ha i capelli biondi, corti e gli occhi socchiusi. Dopo aver assistito al rastrellamento degli ebrei a Vienna nel 1943, è stato trasferito ad Amsterdam per svolgere l’orribile compito.

Gli uomini entrano nell’edificio e Silberbauer parla con Willem van Maaren, il caposquadra del magazzino, il quale dopo aver visto una ciotola per gatti misteriosamente riempita d’acqua sospetta che nell’edificio siano nascoste delle persone.

Più di una volta ha messo la farina sul pavimento per ottenere delle impronte. (Successivamente Van Maaren è una delle persone sospettate di aver tradito i Frank e tutti gli altri). Indica la scala.

Un nazista rimane nel magazzino mentre gli altri vanno negli uffici del primo piano.

I tempi da questo momento sono approssimativi.

10:47

Miep Gies alza lo sguardo e vede un uomo che in mano ha una pistola. “Stai ferma”, le dice. Kugler apre la porta e si trova faccia a faccia con Silberbauer. “Chi possiede questo edificio?” urla.

“L’abbiamo appena affittato” risponde Kugler. “Smetti di giocare con me! Chi è il capo qui?”.

“Io” dice Kugler con calma. Miep nasconde le tessere illegali delle razioni e i soldi che usa per acquistare generi alimentari.

10:55

Kugler sta aprendo gli schedari per Silberbauer. Non trova nulla di incriminante, ma chiede di vedere le altre stanze dell’edificio.

Kugler lo accompagna in un giro al primo piano, inclusi il bagno e la cucina. “Esteriormente ho mostrato una grande calma, ma interiormente ero terrorizzato”, ha ricordato in seguito.

Al piano superiore, nella dependance, Otto Frank sente un rumore, ma non ci pensa. Continua la lezione di inglese di Peter.

11:10

Silberbauer chiede di essere portato al secondo piano. Con una pistola a pochi centimetri dalla sua schiena, Kugler lo conduce su per le scale e nel primo dei tre magazzini.

I tre scagnozzi olandesi aspettano fuori. Silberbauer cammina su e giù, con i suoi stivali pesanti sul pavimento di legno.

Vuole sapere se ci sono armi nascoste e ordina a Kugler di aprire casse, sacchi e barili.

Al piano di sotto Miep sente arrivare suo marito Jan per prendere come al solito il pranzo al sacco. Prima che entri in ufficio lei si alza e lo afferra per un braccio.

“Jan, sono successe cose brutte”, dice porgendogli il pranzo, le tessere e il denaro e dando al marito una piccola spinta.

“Ha capito ed è scomparso”, ha raccontato anni dopo.

11:40

Nei magazzini non hanno trovato nulla, ma Silberbauer vuole vedere la parte posteriore dell’edificio e i due uomini camminano su un pianerottolo.

Davanti a loro c’è una libreria con delle mensole che contengono file di scatole grigie. La libreria camuffa la porta della dependance.

“Avevo il cuore in gola eravamo arrivati al posto cruciale”, ha raccontato in seguito Kugler.

Con suo sgomento, gli uomini della Gestapo iniziano a provare a spostarla. Ora capisce che sono stati traditi. “Il momento che temevo da due anni era arrivato”.

La Gestapo trova il gancio per spostare la libreria che a quel punto si apre, rivelando una porta grigia.

“Nessuno avrebbe mai immaginato che ci fossero così tante stanze nascoste dietro quella semplice porta grigia”, aveva scritto Anna.

Kugler esita, ma viene spinto: sale una stretta scala ed entra nella stanza dei Frank. Le pareti sono ricoperte da una vecchia carta da parati gialla e strappata, immobile accanto a un tavolo c’è la madre di Anna, Edith.

La bocca di Kugler è così secca che tutto ciò che può sussurrare è: “Gestapo!” Edith non si muove nemmeno quando dietro di lui appare un uomo con una pistola.

“Mani in alto!” grida l’uomo. Edith aveva sognato di emigrare negli Stati Uniti, proprio come i suoi due fratelli prima della guerra. Quel sogno è finito.

Un altro agente della Gestapo prende Anne e Margot che con le mani sopra la testa si avvicinano per stare accanto alla madre.

Sopra di loro nella stanza di Peter, Otto sta controllando i risultati del dettato del suo allievo e sta dicendo: “In inglese “double ” (doppio), è scritto con una sola “b”! Ma improvvisamente sentono il rumore di piedi che corrono.

Otto è indignato: nessuno di loro dovrebbe fare un rumore così forte in questo momento della giornata. La porta si apre: davanti c’è un uomo armato.

Peter e Otto alzano le mani e l’uomo ordina loro di scendere al piano di sotto.

Quando è arrivata la Gestapo armata è stata la fine di tutto”, ha detto Otto in seguito.

11:55

Victor Kugler e tutti gli abitanti della dependance segreta sono riuniti nella camera dei Frank con le mani in alto. Margot sta piangendo in silenzio.

In piedi, al centro della stanza, c’è Silberbauer, che studia i loro volti. “Dove sono i soldi? Dove sono gli oggetti di valore? Dai, dai, non abbiamo a disposizione tutto il giorno!”.

Otto indica una credenza e Silberbauer si avvicina e prende una cassetta di legno dei Frank. Individua la valigetta di Otto che contiene i diari di Anna e li posa sul pavimento, mettendo nella valigetta il contenuto della cassetta.

Anne osserva senza dire una parola. “Forse aveva una premonizione, tutto ora era perduto”, ha raccontato Otto.

Silberbauer è irritato dalla loro calma. “Preparatevi! Tra cinque minuti dovete tornare tutti qui!”.

12:00

Le otto persone hanno zaini già pronti con i vestiti, in caso di emergenza.

Anna definisce il suo “la mia borsa di fuga” e durante le incursioni aeree notturne degli alleati l’avrebbe abbracciata per provare conforto; va accanto alla sua camera da letto per prenderla. Victor Kugler può leggere sui loro volti la paura.

Mentre Otto prende il suo zaino da un gancio sul muro della camera da letto, Silberbauer nota un grosso baule grigio sul pavimento vicino alla finestra con la scritta “tenente di complemento Otto Frank”.

“Dove l’hai preso?”, chiede. “E’ mio, ero un ufficiale di riserva nella prima guerra mondiale”, risponde Otto.

Silberbauer arrossisce. “Perché non ti sei registrato come un veterano? Lo avrebbero sicuramente preso in considerazione, amico! Saresti stato trasferito a Theresienstadt”.

Silberbauer crede alla propaganda nazista, ovvero che Theresienstadt sia un rifugio per i veterani e gli anziani ebrei, mentre in realtà è un campo di concentramento.

Otto rimane in silenzio e Silberbauer cambia rapidamente argomento. “Da quanto tempo ti nascondi qui?”, chiede.
“Due anni e un mese”, risponde Otto.

L’ufficiale della Gestapo scuote la testa incredulo, quindi Otto indica i segni della matita sulla carta da parati che mostrano quanto Margot e Anne siano cresciute dal luglio 1942.

Convinto, Silberbauer dice:”Va bene. Raduna le tue cose. Prendi il tempo che ti occorre”.

12:05

Uno degli uomini della Gestapo è nell’ufficio di Miep Gies per telefonare e chiedere un camion. Silberbauer entra e controlla Miep.

“Ora tocca a te”, dice minaccioso. Miep si alza per affrontarlo. “Sei viennese. Anche io vengo da Vienna”, dice la donna. Per un momento Silberbauer rimane sorpreso poi chiede di vedere la carta d’identità, che lei consegna.

In preda alla rabbia la spinge:”Non ti vergogni di aiutare immondizia ebraica?”. La chiama traditrice e minaccia terribili punizioni. Silberbauer poi si calma e dice che può stare tranquilla, ma se scappa, arresteranno suo marito Jan.

Miep non smette di ripetere: “Tieni le mani lontane da mio marito! Sono affari miei. Non ne sa nulla”.
Silberbauer dice di sapere che Jan è coinvolto, ma lascia andare Miep. ‘Era una ragazza molto carina”, fu in seguito il suo commento.

12:30

Il camion si avvicina al portone del 263 Prinsengracht.

12:45

Fritz Pfeffer, i Frank e i van Pels vengono portati via uno a uno. Silberbauer dice a Kugler e Kleiman che anche loro sono in arresto.

Mentre Kugler supera il caposquadra Willem van Maaren, si chiede se sia stato lui a tradirli. Si è radunata una piccola folla.

Stringendo lo zaino, Anna dopo oltre due anni vede la luce del sole. Sa qual è il suo destino. Gli ebrei vengono mandati nei campi e uccisi.

“La radio inglese dice che sono stati gasati”, ha scritto nel diario. “Forse è il modo più veloce di morire”.
Dietro di lei, la porta del camion è chiusa a chiave.

13:00

Il camion e una macchina della polizia che trasporta i prigionieri arrivano al quartier generale della Gestapo, un’ex scuola. Durante il viaggio, nessuno di loro ha detto una parola. Li chiudono in una stanza.

Otto si scusa con Kleiman, che lo interrompe, dicendo: “Non pensarci. Non avrei fatto diversamente. “

17:00

Miep e il marito Jan si trovano nella dependance. Tutte le stanze sono state messe sottosopra.

Sul pavimento della stanza di Otto ed Edith, Miep individua il prezioso diario a quadretti bianchi e rossi, i quaderni di Anne e li raccoglie.

Jan ha trovato alcuni libri della biblioteca che devono essere restituiti, oltre ai libri di spagnolo di Pfeffer. Mentre passano in bagno, Miep vede lo scialle beige di Anna e lo prende.

Miep chiude a chiave la porta e mette gli oggetti di Anna in un cassetto della scrivania. Spera che un giorno tornerà a prenderli.

Conclusione

Tre giorni dopo alla Centraal Station, due sorelle di nome Lin e Janny Brilleslijper, membri della resistenza olandese in procinto di essere portate in un campo di transito, sulla piattaforma videro la famiglia Frank.

“Un padre molto preoccupato, una madre nervosa e due ragazze che indossavano abiti e zaini di tipo sportivo. . . queste persone erano silenziose e malinconiche”, hanno ricordato.

Tutti e quattro gli uomini della dependance finirono nella stessa baracca ad Auschwitz; Peter si prese cura degli uomini più grandi. Solo Otto sopravvisse.

La moglie Edith morì ad Auschwitz nel gennaio del 1945 e si ritiene che Auguste van Pels sia morta il mese successivo durante un trasporto.

Peter fu trasferito in un campo di lavoro, dove si ammalò. Cinque giorni dopo che il campo fu liberato dagli americani, morì. Aveva 18 anni.

Nel marzo del 1945, Anne e Margot contrassero il tifo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e non si ripresero più. Furono Lin e Janny a portare i loro corpi scheletrici in una fossa comune del campo. Alcune settimane dopo, Bergen-Belsen fu liberato dagli inglesi.

Il giorno in cui Otto ha appreso il destino delle figlie, Miep gli ha consegnato il diario di Anna dicendo:”Ecco l’eredità di tua figlia Anna per te”.

Per qualche tempo Otto non riuscì a leggere il diario e i quaderni ma alla fine si convinse che fossero importanti testimonianze della persecuzione che molti hanno sofferto per mano dei nazisti. Ha accettato di pubblicarli.

Il diario di Anna Frank da allora è stato tradotto in oltre 70 lingue e ha venduto oltre 30 milioni di copie.

L’edificio al 263 Prinsengracht fu successivamente salvato dalla demolizione da Otto, con la Fondazione Anna Frank e finanziato da donazioni pubbliche. È stato aperto come museo nel 1960 e attira ancora più di un milione di visitatori all’anno.

L’ufficiale delle SS Julius Dettmann si suicidò nel luglio del 1945 in attesa del processo ad Amsterdam.

Il Centro Simon Wiesenthal identificò Karl Josef Silberbauer nel 1958, ma le autorità austriache non lo accusarono mai. Morì nel 1972. L’identità dell’informatore olandese non è mai stata scoperta. (Fonte: Daily Mail).