Asperger, il medico che ha dato il nome alla sindrome, aiutò i nazisti e condannò all’eutanasia centinaia di bambini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 aprile 2018 7:21 | Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2018 17:25
Asperger, il medico che ha dato il nome alla sindrome, aiutò i nazisti e condannò all'eutanasia centinaia di bambini

Asperger, il medico che ha dato il nome alla sindrome, aiutò i nazisti e condannò all’eutanasia centinaia di bambini

ROMA – Hans Asperger, lo psichiatra e pediatra austriaco da cui prende il nome la sindrome, durante il nazismo avrebbe mandato alla morte dei bambini disabili indifesi, in una clinica pediatrica dove si praticava l’eutanasia, Am Spiegelgrund, nel famigerato ospedale Steinhof di Vienna, secondo quanto rivelato in uno studio.
Nel 1944, Asperger, fu il primo a descrivere la sindrome, imparentata con l’autismo, un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento.

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Mentre lavorava a Vienna, sotto il dominio nazista, scrisse dettagliate note cliniche su pazienti infantili che soffrivano di quella che chiamò “psicopatia autistica”.
Otto anni di ricerca, pubblicati sulla rivista Molecular Autism, ribaltano decenni di affermazioni secondo cui lo psichiatra infantile fosse una figura alla “Oskar Schindler” che salvava i bambini dalla morte o da orribili espertimenti scientifici e si sia reso invece colpevole di spalleggiare attivamente i nazisti nelle loro aberranti politiche di eugenetica ed eutanasia.

Molti pazienti, ora si chiedono se sia ancora accettabile continuare a chiamare la sindrome con il suo nome. La clinica Am Spiegelgrund, servì l’obbiettivo nazista di ottenere una società geneticamente “pura”, attraverso “l’igiene razziale” e l’eliminazione di vite considerate un peso.
Nell’Am Spiegelgrund, tra il 1940 e 1945, circa 789 bambini furono sottoposti a iniezioni letali o lasciati morire di fame e i loro decessi registrati a causa della “polmonite”, sostengono i ricercatori.
Herwig Czech, storico di medicina all’Università di Medicina di Vienna, ha analizzato documenti inediti, tra cui il fascicolo personale di Hans Asperger e le cartelle cliniche dei suoi pazienti  tra il 1928 e il 1944, che in precedenza si pensava fossero state distrutte.

Conclude che Asperger si riferiva a diversi bambini “estremamente disabili” ricoverati nella clinica Am Spiegelgrund, nella maggior parte dei casi deceduti per overdose di farmaci.
Herwig Czech ha dichiarato:”Queste scoperte su Hans Asperger sono il risultato di molti anni di attenta ricerca negli archivi. Ciò che emerge è che Asperger cercò, con successo, di adattarsi al regime nazista e in cambio fu ricompensato con opportunità di carriera”.
Lo storico ha riferito che è improbabile non fosse a conoscenza dell’orribile fine dei piccoli pazienti.
Nel 1941, la Royal Air Force lanciò su Vienna dei volantini su cui c’era scritto che  Erwin Jekelius, direttore dell’ospedale Steinhof e Am Spiegelgrund, era responsabile dell'”l’omicidio sistematico dei pazienti”.
Czech, cita il caso di una bambina di tre anni, Herta Schreiber, che viene mandata alla morte. Alla piccola era stato diagnosticato un “grave disturbo della personalità”, “idiotismo” e “convulsioni”.
Asperger aveva dichiarato che “la bambina sarà un peso insopportabile per la madre, che deve prendersi cura di cinque figli sani” e aveva raccomandato “un ricovero permanente a Spiegelgrund”.
Czech sostiene che il “ricovero permanente” fosse un “eufemismo per omicidio”.
Anche la madre della piccola sembrava consapevole del probabile destino della figlia, e su un biglietto aveva scritto:”Se non può essere aiutata, sarebbe meglio la morte…”, scrive il Daily Mail.
Herta era stata ricoverata il 1° luglio e morì di polmonite il 2 settembre; la Czech ha osservato che la polmonite veniva indotta in clinica attraverso la somministrazione di barbiturici.
La morte dei bambini faceva parte di “Aktion T4”, un terribile programma di eutanasia, autorizzato personalmente da Adolf Hitler, che si proponeva di eliminare chi era inguaribile e gravemente disabile.
Cech descrive una morte simile per Elizabeth Schreiber, di sei anni, in circostanze analoghe.
In Germania, Austria, Polonia e Repubblica Ceca tra il 1939 e il 1945, furono sterminate in queste cliniche almeno 300.000 vittime.
Simon Baron-Cohen della Cambridge University e il Joseph Buxbaum della Icahn School of Medicine del Mount Sinai e i redattori della rivista che ha pubblicato l’articolo, hanno difeso la loro decisione di rendere noto il dossier su Asperger.
Baron Cohen ha dichiarato: “Siamo consapevoli che l’articolo e la  pubblicazione saranno motivo di polemiche”.
Anthony Bailey, dell’University of British Colombia in Canada, al Times ha dichiarato che le accuse dovrebbero essere viste nel contesto dell’epoca. “In quel momento, praticamente tutti i medici tedeschi erano membri del partito nazista e non c’era quasi opposizione ai programmi di eutanasia per malati di mente e portatori di handicap, tranne uno o due responsabili di ospedali psichiatrici e un numero ristretto di vescovi cattolici”.