Attacchi a Oslo, l’ombra del terrorismo jihadista

Pubblicato il 22 Luglio 2011 21:24 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2011 21:32

(Foto LaPresse)

ROMA, 22 LUG – Ancora non si era disperso il fumo dell’esplosione nel centro di Oslo che già la parola terrorismo iniziava a fare capolino sul web, con le più varie congetture che da subito hanno iniziato a moltiplicarsi sui vari siti di informazione. E a prendere corpo è stato soprattutto il timore che dietro gli attacchi di questo pomeriggio potesse esserci la mano di al-Qaida, o di altri gruppi fondamentalisti islamici.

Una possibilità che al momento non ha ancora ricevuto conferme, ma che sembra essere corroborata da una rivendicazione arrivata da un gruppo finora sconosciuto, i ”Sostenitori della Jihad globale”, che lo collegano alla ricorrente pubblicazione delle vignette di Maometto.

Anche alcuni quotidiani norvegesi, infatti, dopo la Danimarca, avevano in due riprese pubblicato le vignette che avevano fatto esplodore la rabbia del mondo islamico: prima il cristiano Magazinet all’inizio del 2006 e poi l’Aftenposten nel 2010. Un’altra rivendicazione, pubblicata su uno dei forum che compongono la confusa galassia del jihadismo online, è stata invece subito smentita.

A far considerare seriamente anche la pista islamica è il fatto che il Paese scandinavo, nel recente passato, ha già ricevuto le attenzioni del terrorismo fondamentalista. Esattamente un anno fa la polizia aveva smantellato una cellula di tre persone legate ad al Qaida e sospettate di preparare un attacco a Oslo come vendetta per la pubblicazione delle vignette offensive raffiguranti Maometto.

Molti siti d’informazione hanno poi tirato in ballo la figura del mullah Krekar, controverso fondatore del gruppo curdo-islamista Ansar al-Islam, da anni residente in Norvegia. Dieci giorni fa un procuratore norvegese l’aveva incriminato per terrorismo per aver minacciato di morte politici norvegesi nel caso in cui fosse stato espulso dal Paese.

Il Paese aveva infatti ordinato l’espulsione di Krekar verso l’Iraq, suo Paese d’origine, considerandolo una minaccia per la sicurezza nazionale. Il religioso, attraverso il suo avvocato, ha subito smentito qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Un’altra motivazione plausibile, nell’ipotesi che l’attentato di oggi sia di matrice islamica, è poi naturalmente la partecipazione della Norvegia alle missioni militari in Paesi islamici.

Ultima in ordine di tempo quella in Libia, anche se i caccia F-16 norvegesi, cesseranno da fine mese le operazioni sul territorio nordafricano. E naturalmente l’Afghanistan, dove la Norvegia è presente nell’ambito della Nato fin dall’inizio della guerra lanciata da George W. Bush, una partecipazione che negli anni scorsi ha attirato più volte gli strali di al Qaida.