Attentati Parigi, mente strage: “Così ho fregato la Polizia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Novembre 2015 10:19 | Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2015 11:45
Attentati Parigi, mente strage: "Non riescono a prendermi"

Abdelhamid Abaaoud, la mente della strage di Parigi

ROMA – Le autorità lo conoscevano e l’hanno avuto a portata di mano qualche mese prima che potesse mettere in atto il suo piano: sarebbe la mente degli attentati terroristici che venerdì 13 hanno ucciso 129 persone a Parigi. Abdelhamid Abaaoud, estremista ricercato dalle agenzie di intelligence, che dal Belgio è riuscito a partire per la Siria, ha raccontato la sua ”storia” alla rivista dell’Isis Dabiq.

Abaaoud, che nell’intervista viene chiamato col suo nome di battaglia, Abu Umar al Baljiki, aveva lasciato il Belgio per la Siria, e poi era tornato a casa, con altre due persone, Abuz Zubayr al Baljiki ‘Khalid’ e Abu Khalid al Baljiki ‘Sufyan’, per ”terrorizzare i crociati che stanno conducendo una guerra contro i musulmani. Come si sa, il Belgio è un membro della coalizione di crociati che attaccano l’islam in Iraq e Siria”.

Il difficile è stato entrare in Europa, anche per lui, che in Belgio ci è nato e cresciuto. Ma una volta dentro il Vecchio Continente,

”siamo stati in grado di procurarci le armi e sistemarci in una casa sicura da dove progettare operazioni contro i crociati”.

Abaaoud non ha dubbi, ad aiutarli è stato Allah, perché

”non c’è possibilità né potere che non derivi da Lui”.

Qualche mese prima dell’intervista – che risale a febbraio – il volto di Abaaoud divenne noto alle forze di sicurezza a causa di un video girato da un compagno con una telecamera andata persa, trovata e consegnata ad alcuni media.

“Ho visto improvvisamente la mia faccia su tutti giornali – raccontava il belga – ma grazie a Dio i kuffar erano stati resi ciechi da Allah. Sono stato perfino fermato da un agente che mi osservava e mi paragonava alla mia foto, ma che mi ha lasciato andare, perché non ha notato somiglianze. Questo può essere solo un dono di Allah”.

Quella casa sicura in Belgio fu scoperta dall’esercito, che la attaccò con 150 uomini in un blitz durato 10 minuti. I suoi due compagni morirono, ma lui non era a Verviers quel giorno. Così divenne ufficialmente un ricercato.