Auschwitz: lettere dall’Inferno. Decifrate 13 pagine di un deportato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 novembre 2017 7:00 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2017 13:58
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Lettere dall’Inferno: decifrate le pagine di un deportato a Auschwitz

ROMA – Auschwitz: decifrate le lettere di un deportato. Accompagnava alle camere gas. Ogni volta che uccidono, mi chiedo se Dio esiste”: è una delle frasi disperate, di un dolore e una sofferenza senza rimedio, che compongono le 13 pagine di lettere che un internato di Auschwitz ha scritto durante la prigionia, lettere che dovevano costituire una testimonianza a futura memoria. Perché Marcel Nadjari, un ebreo greco, aveva visto morire subito dopo la deportazione i genitori e la sorella Nelli ed era sicuro di morire anche lui.

Oggi possiamo finalmente leggere i suoi resoconti scritti direttamente dall’inferno concentrazionario, 13 paginette che nel 1980 furono trovate da un giovane polacco che partecipava a uno scavo. Praticamente illeggibili, è stato necessario attendere i progressi tecnologici necessari per giungere a una loro decifrazione. Marcel sopravvisse alla Shoah, riuscì a scamparla quando i russi arrivarono alle porte di Auschwitz approfittando del caos tedesco: si trasferì a New York dove lavorò come sarto.

All’epoca della sua permanenza nel lager fu tra coloro che venivano impiegati nei Sonderkommando, quei prigionieri adibiti all’assistenza e al supporto delle operazioni di morte, accompagnava fra l’altro le vittime designate alla destinazione finale, le famigerate docce.

La parte peggiore è la prima, quando i prigionieri destinati alla soluzione finale gli chiedono dove stiano andando e cosa accada in quei fabbricati. “Alle persone il cui destino era segnato ho detto la verità”. Una volta nudi i prigionieri andavano nella camera della morte, con le finte docce da cui usciva il gas. “Sono stati costretti ad entrare a frustate e poi sono state chiuse le porte”. (Patrizia Baldino, La Repubblica)