Barcellona, notte di guerriglia: prefetture sotto assedio, alta velocità sabotata, 30 arresti

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Ottobre 2019 9:34 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2019 9:35
Barcellona, notte di guerriglia: prefetture sotto assedio, alta velocità sabotata, 30 arresti

Un momento degli scontri a Barcellona (Foto Ansa)

BARCELLONA – Prefetture sotto assedio, violenti scontri, blocchi stradali e linea dell’alta velocità sabotata. Non si placa la rabbia catalana per le condanne shock, da 9 a 13 anni di carcere, inflitte a 12 leader separatisti. Dopo una giornata di proteste in tutta la Catalogna, con feriti, arresti e quasi 50 voli sospesi a Barcellona, per la seconda notte consecutiva, i manifestanti hanno messo a ferro e fuoco la capitale catalana, il cui centro è diventato nella notte il teatro di una vera e propria battaglia, con barricate e incendi. Trenta persone sono state arrestate.

In serata decine di migliaia di persone hanno partecipato ad una veglia vicino alle sedi degli uffici del governo spagnolo nelle quattro province della Catalogna, degenerata in molti casi in violenti disordini, con molti feriti e numerosi arresti. Il culmine si è raggiunto questa mattina all’alba quando la linea del treno ad alta velocità tra Barcellona e Figueres (Girona), è stata interrotta a causa di “tagli intenzionali” della fibra ottica in vari punti lungo il percorso.

L’Adif, il gestore ferroviario spagnolo, non è neppure in grado di fornire previsioni su quando potrà riprendere il servizio. I blocchi su strada rendono difficile la consegna del materiale necessario per riparare la linea. I passeggeri interessati vengono reindirizzati al servizio ferroviario tradizionale per poter completare il viaggio che comunque subisce disagi a causa delle barricate di copertoni date alle fiamme dai manifestanti. Sono state interrotte le linee R1 e RG1 tra Canet e Sant Pol, così come il traffico è stato sospeso – poi ripristinato – sulla R12 tra Mollerusa e Lleida. 

I maggiori scontri si sono verificati a Barcellona e Girona, dove la polizia ha caricato i dimostranti, dopo che questi hanno tentato di entrare nelle locali rappresentanze del governo di Madrid. In particolare a Barcellona, secondo fonti della polizia, si sono riunite in serata circa 40 mila persone. Immagini in diretta tv dalla capitale catalana hanno mostrato momenti di alta tensione tra gli agenti di polizia e manifestanti schierati a pochissima distanza gli uni dagli altri.

Secondo la Vanguardia, i reparti dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, hanno caricato per disperdere i gruppi più violenti, come quelli in azione all’Eixample, un quartiere centrale della città, e hanno usato la forza in particolare nel celebre Paseo de Gracia, dove sono intervenuti anche i pompieri per spegnere i falò accesi dai dimostranti e le ambulanze per assistere i feriti.

Cariche sono avvenute anche a Tarragona. “Eserciteremo di nuovo il nostro diritto all’autodeterminazione”, ha minacciato il presidente della Generalitat de Catalunya, Quim Torra. Parole ancora più esplicite quelle del presidente del Parlamento catalano Roger Torrent, che ha invocato apertamente “un nuovo referendum” sull’indipendenza della Catalogna e chiesto un’amnistia per i separatisti condannati. Su quest’ultima ipotesi è arrivata la chiusura del governo ad interim guidato da Pedro Sanchez: l’esecutivo di Madrid ha espresso “il rispetto assoluto e la conformità dell’esecutivo alla sentenza” emessa dalla Corte suprema spagnola.

Netto anche il commento del ministro degli esteri spagnolo, Josep Borrell, che ha ribadito “l’indivisibilità” della Spagna. Da cittadino catalano, il prossimo Alto Rappresentante dell’Ue ha poi stigmatizzato l'”atteggiamento totalitario” dei separatisti che, a suo parere, “escludono parte della popolazione che non la pensa come loro”.

Anche a Bruxelles è andata nuovamente in scena la protesta dei separatisti catalani guidati dall’ex presidente della Generalitat Carles Puigdemont, sul cui capo pende ora un nuovo mandato di arresto internazionale. “Non si tratta di un problema catalano o spagnolo, questo è un problema che ci riguarda tutti”, ha arringato Puigdemont, chiedendo aiuto “a nome di tutti i perseguitati”. Nei prossimi giorni, i catalani hanno in programma di organizzare nuove marce di protesta mentre per venerdì i sindacati hanno organizzato uno sciopero generale.

Fonti: Ansa, Agi, La Vanguardia