Barcellona, i segreti dellʼinchiesta sulla strage: un italiano frenò la fuga di Younes Abouyaaqoub

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 agosto 2018 13:44 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2018 13:44
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Abouyaaqouab Aalla e Hichamy, due dei terroristi degli attacchi di Barcellona e Combril, preparano gli esplosivi nel covo di Alcanar. La foto è stata pubblicata su La Vanguardia

ROMA – Fu un italiano a rallentare la fuga del terrorista che fece strage sulla Rambla di Barcellona, il 17 agosto del 2017. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] La polizia catalana rivela soltanto ora l’importante dettaglio di quella tragica giornata per la storia spagnola, quando 14 persone furono uccise da un furgone che piombò sulla folla.

Dopo la terribile corsa di sangue e di morte tra i passanti terrorizzati, il furgone bianco, un Fiat Talento della società di noleggio Telefurgo, si ferma proprio a pochi metri da Antonio, che era con la moglie e la figlia. A bordo c’è il terrorista, Younes Abouyaaqoub, che ha travolto decine di persone prima di schiantarsi contro un chiosco di giornali.

L’italiano sposta con uno spintone la moglie e la figlie per metterle al riparo da quel pazzo omicida. Poi raggiunge il furgone e apre la portiera. Abouyaaqoub gli urla “bomba, bomba” indicando la cintura, ma Antonio lo afferra per un braccio prima che lui riesca a liberarsi e a fuggire verso il mercato della Bouqueria.

Solo ora la polizia catalana, che aveva raccolto la testimonianza del turista modenese lo stesso giorno della strage, ha diffuso questa storia, insieme con altri dettagli dell’inchiesta, sulla quale i magistrati hanno in parte levato il segreto istruttorio. Per la prima volta sono infatti state rese note le foto dei terroristi nel covo di Alcanar, dove si preparava l’attentato il cui obiettivo era, pare, la Sagrada Familia di Gaudì. Ma ci fu quell’imprevisto, l’esplosione nello stesso covo, che fece cambiare programmi ai terroristi, i quali “dirottarono” sull’attacco alla Rambla.

Una ventina gli scatti resi pubblici dai magistrati, ai quali va aggiunto un video, di cui parla il quotidiano La Razòn, in cui i terroristi minacciano i “nemici di Allah” mentre sono impegnati nella preparazione degli esplosivi. “Ecco quello che abbiamo preparato per voi – dicono -: vi pentirete di essere nati, soprattutto voi, Mossos d’Esquadra (la polizia catalana, ndr)”.

Dalle carte dell’inchiesta esce confermata la tesi della strage della Rambla come opzione di ripiego dovuta proprio all’incidente del 16 agosto. I terroristi puntavano al capolavoro di Gaudì, ma anche allo stadio Camp Nou, che volevano colpire il 20 agosto, in occasione della prima partita di campionato del Barcellona, e alla Tour Eiffel.