Il batterio killer nei prodotti biologici: sono davvero più sani e sicuri?

Pubblicato il 29 Giugno 2011 8:56 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2011 8:56

ROMA – Il colpevole del batterio killer è il cibo più radical-chic che c’è, ormai è nota la responsabilità dell’epidemia che imperversa in Europa: sono i germogli di soia e dintorni, forse proprio quelli di origine biologica. E da qui la polemica: il cibo biologico è davvero più “sano” e incontaminato rispetto a quello, decisamente più bistrattato, industriale?

Dopo anni di moda green sarebbe davvero una disfatta. A sollevare gli interrogativi è il farmacologo e presidente dell’Istituto Negri di Milano, Silvio Garattini: ”Il cibo naturale non è sinonimo di buono, anche i batteri sono naturali e lo sono anche taluni veleni”.

”I pesticidi – ha aggiunto l’esperto – non sono tossici purché usati nelle dosi e nei tempi prescritti. Il consumatore deve poi sapere che il biologico costa di più, e non presenta specifici vantaggi”, ha concluso.

Insomma per Garattini non sarebbe un caso che il batterio killer sia stato causato da un prodotto bio: ”Senza voler condannare nessuno – dice Garattini – questi prodotti ‘biologici’, che si giovano solo di sostanze naturali, si arrogano meriti spesso indebiti. Sono infatti i produttori coloro che garantiscono la purezza dei prodotti e quindi la salute, mettendoli in contrapposizione con i prodotti industriali, che invece sarebbero il frutto della chimica”.

Il motivo della diffidenza dell’esperto è molto semplice: l’escherichia coli è un batterio che si forma nell’intestino e quindi rimane nelle feci. E i coltivatori biologici, non usando fertilizzanti chimici, utilizzano quelli naturali, ossia i derivati dal letame animale. ”Ci si può chiedere se l’infezione sarebbe avvenuta, se invece di usare il letame si fossero utilizzati concimi chimici” prosegue l’esperto ”e se non sarebbe prudente, con le dovute precauzioni e nei casi in cui sia necessario, non disdegnare l’impiego di qualche pesticida. Si è creata infatti una netta contrapposizione fra il prodotto alimentare biologico e il prodotto industriale. Il primo, essendo naturale, avrebbe tutti i vantaggi a parte il maggior costo: più vitamine e meno pesticidi. Il secondo sarebbe invece il frutto di manipolazioni tecnologiche e quindi sarebbe da abolire”.

”In realtà – conclude Garattini – molti di questi giudizi sono autoreferenziali, perché nessuno ha mai fatto seri confronti per stabilire come stiano le cose. Sarebbero tuttavia confronti inutili perché non si possono fare valutazioni generali di categoria. Ogni prodotto va valutato per i suoi contenuti e per la sua qualità non per la sua etichetta”.