Benzina razionata, Natale senza tacchini e giocattoli: effetto Brexit per gli inglesi, fine delle illusioni

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 26 Settembre 2021 10:04 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2021 10:56
Benzina razionata, Natale senza tacchini e giocattoli: effetto Brexit per gli inglesi, fine delle illusioni

Benzina razionata, Natale senza tacchini e giocattoli: effetto Brexit per gli inglesi, fine delle illusioni

Benzina razionata, i distributori erogano solo 30 sterline, mezzo pieno. Natale senza tacchini e giocattoli. Brexit, gli effetti nefasti cominciano a farsi sentire, avverte Giampaolo Scacchi. Un tetro Natale si prospetta per la Gran Bretagna, auto-tagliata fuori dall’Europa. E praticamente scaricata dagli americani, a parte il palliativo della fornitura dei sottomarini nucleari all’Australia.

Ma Boris Johnson si è dovuto beccare anche lo schiaffo americano sul trattato commerciale e ora annaspa cercando appoggi fino in Messico.

Infatti nonostante la faccia di bronzo Boris Johnson è stato costretto a una doppia tragica ammissione.
Che per il presidente Usa Joe Biden un accordo commerciale con il Regno Unito non è una priorità. Fu l’esca usata a suo tempo da Trump per addolcire e colorare di rosa la separazione dell’Inghilterra dall’Europa.  Come era nei desideri di Putin.
Altro pugno sul naso l‘indiscrezione che il viaggio del primo ministro britannico a Washungton non è stato dovuto al rapporto privilegiato fra anglosassoni ma ha solo costituito un rièiego. Biden avrebbe voluto incontrare Angela Merkel ma la premieri tedesca ha rifiutato come segno di protesta europea dopo l’offesa dei sottomarini,

Manca la benzina, scarseggeranno i tacchini per Natale

E peggio ancora, nonché diretta conseguenza di Brexit, Boris Johnson ha dovuto ammettere  che per la Gran Bretagna tra Covid e caos nella catena di approvvigionamento, si prospetta un Natale molto precario. Ci sarà scarsità di giocattoli e di tacchini, due elementi chiave di un Natale che si rispetti.
Anzi, forse, non si arriverà a Natale. Si prospetta il crollo deglo approvvigionamenti di birra, ch per gli inglesi sarà un dramma nazionale. Si prospetta soprattutto il razionamento della benzina, con lunghe code ai distributori e interventi della polizia per sedare disordini.
Ora Johnson pare intenzionato a autorizzare l’ingresso in Gran Bretagna di 5 mila camionisti stranieri. Ma la situazione ormai è talmente  compromessa che  il Daily Mail, giornale pro Brexit e filo Johnson, è arrivato a chiedersi se non sia “too little too late”, troppo poco troppo presto.
 

Ecco le tappe che hanno portato a quello che è stato definito The Brexit Disaster. 

Non sono ancora trascorsi duecentocinquanta giorni da quando è avvenuta ufficialmente la Brexit e già si è verificato quanto segue:
– Scaffali vuoti nei supermercati di tutto il Paese.
– A causa della carenza di macellai, gli allevatori devono abbattere 100.000 suini.
– 7,5 miliardi di costi annuali per le imprese.
– Carenza cronica del personale nelle case di riposo.
Nicolas Sturgeon, primo ministro scozzese, ha fatto un’analisi sull’ impatto che la Brexit ha avuto sull’economia del paese. 
Sturgeon ha parlato della terribile situazione di scaffali vuoti in una serie di negozi al dettaglio.
Scozia, Galles e Irlanda del Nord non hanno votato per la Brexit eppure sono costretti a convivere con le sfortunate conseguenze del nazionalismo inglese,  del campanilismo e dei danni provocati da un’élite londinese.
A causa delle rigide regole sull’immigrazione introdotte dalla Brexit, attualmente nelle fattorie britanniche c’è una grave carenza di macellai.

Non solo benzina, anche maiali

Il problema ha portato gli allevatori a prendere la difficile decisione di macellare 100.000 maiali.
Una linea d’azione in contraddizione con l’informazione errata secondo cui gli enti per il benessere degli animali cinque anni fa sarebbero stati foraggiati dal gruppo Leave in vista del referendum.
7,5 miliardi di costi annuali per le imprese
Nel Regno Unito non c’è una catena di negozi nel Regno Unito che non subisca il contraccolpo della Brexit.
Secondo quanto riportato dal Sun, McDonald’s e Nando a causa dei numerosi problemi che riguardano la catena di approvvigionamento, devono ridimensionare le loro attività. 
Le filiali britanniche della catena di mobili IKEA, sono seriamente alle prese con una grave carenza di prodotti e personale. 

Carenza cronica di personale per le case di cura

Un altro settore che è stato duramente colpito dal caos della Brexit è quello  delle case di riposo. Rispetto al passato, le persone vivono più a lungo e non non sorprende che un certo numero di pensionati trascorrano il resto dei loro giorni nelle case di riposo.
In questo settore di solito il lavoro non è svolto da britannici ma da migranti provenienti dai paesi che hanno aderito all’UE nel 2004. 
Nonostante gli incentivi di salari più alti, i britannici non sembrano interessati a svolgere questi “lavori sporchi”. 
Considerato il rapido declino degli affari con l’Europa, i miliardi di sterline persi attualmente e la valanga di posti di lavoro vacanti nel Regno Unito, il Sun pone una domanda:”Non dovremmo preoccuparci che la Gran Bretagna stia velocemente diventando, a tutti gli effetti, “un paese del terzo mondo”?
Riconoscendo il disastro causato dalla Brexit, la Confederation of British Industries (CBI) ha chiesto l’elenco delle occupazioni dove c’è carenza di personale, che consente alle aziende di reclutare lavoratori qualificati dal continente. 
L’elenco si estenderebbe anche ai macellai, saldatori, raccoglitori di frutta, magazzinieri, elettricisti, cuochi, impalcatori e personale addetto alle pulizie.

Manca la benzina, scarseggia il personale

Dalle pagine del Financial Times, la CBI ha lanciato un terribile avvertimento alle imprese. Se le politiche del governo rimarranno invariate, la carenza di manodopera potrebbe andare avanti anche per due anni. 
I maggiori esponenti del partito conservatore, tra cui David Davis, Michael Gove, Jacob Rees Mogg, Peter Bone, senza dimenticare Alexander Boris de Pfeffel Johnson, ovvero il Primo Ministro, hanno venduto il grande stratagemma  della Brexit per portare all’apertura della Gran Bretagna e alla liberazione da 350 milioni di sterline a settimana.
Ma secondo il SUN, da quando il Paese è uscito formalmente dall’UE tutto ciò che ha ottenuto è una perdita di circa 800 milioni di sterline a settimana.
Se la Gran Bretagna avesse scelto di non lasciare il mercato unico, non si sarebbe verificato il disastro con cui si trova attualmente alle prese. 
Lasciare l’UE pur facendo parte del mercato unico avrebbe significato che i cittadini europei sarebbero stati liberi di accettare un lavoro e di viaggiare liberamente nel Regno Unito.
Con la Gran Bretagna sempre più vicina all’abisso, è giunto il momento per Boris Johnson e i conservatori è arrivato il momento di ammettere i propri errori. Più a lungo andrà avanti questo disastro, peggio sarà per tutti i britannici.