Bordelli addio. L’Olanda non vuole più prostitute legalizzate

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 7 Marzo 2013 7:40 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2013 18:51
Bordelli addio. Olanda non vuole più prostitute legalizzate

Amsterdam, il quartiere a luci rosse (foto Lapresse)

AMSTERDAM – Ad Amsterdam e in tutta Olanda, l’era della prostituzione legalizzata sta arrivando alla fine.

Lo scopo della legge che nel 2000 ha inquadrato le attività delle prostitute era proteggere quelle donne implicate in un «commercio» che in ogni caso non poteva essere debellato. Lo stato facendosi «protettore» avrebbe garantito i diritti fondamentali delle ragazze. Inoltre, diventando un business ufficiale la prostituzione sarebbe stata più facilmente gestita dalle autorità, da un punto di vista di diritti ma anche da un punto di vista geografico, concentrandosi in alcuni settori della città e non espandendosi in maniera incontrollata.

Dodici anni dopo i bilanci sono senz’appello. L’ufficialità del commercio di sesso non ha condotto al trionfo della legalità. Solo il 5% delle prostitute olandesi sono registrate. La maggior parte preferisce non dichiarare il suo lavoro (chi vorrebbe dichiararsi come una puttana?) oppure operano in reti gestiti dalla malavita.

I protettori delle prostitute non sono scomparsi e sono altrettanto brutali e spietati di prima. Un’indagine nel quartiere a luci rosse di Amsterdam ha dimostrato che i tre quarti delle prostitute provengono da paesi poveri dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa dell’est. La prostituzione olandese è, in larga parte, gestita da potenti gruppi criminali implicati nello smercio di droga e nel traffico di esseri umani. L’Olanda gode del triste primato di essere una delle principali destinazioni mondiali del traffico di esseri umani.

Inoltre, l’aspetto più squallido della prostituzione non è scomparso, come si pensava, con la legalizzazione. Quartieri di bordelli sono comparsi un po’ dappertutto in Olanda, a volte anche accanto a scuole. Il turismo sessuale degli stranieri ad Amsterdam è aumentato più di quello «ufficiale».

Chiunque abbia passeggiato a De Wallen, il quartiere a luci rosse della capitale olandese, ha visto la crudezza del turismo sessuale che si è venuto a creare. Giovani turisti tedeschi, italiani, francesi, di tutte le nazionalità, passeggiano tra i vicoli e le strade come in un qualsiasi supermercato e si divertono sguaiatamente davanti alle vetrine come di fronte a gabbie di uno zoo. Non è difficile vedere uomini che escono lentamente dalle porte al piano terra abbottonandosi la zip.

Oggi, il trend della politica olandese è quello di invertire la tendenza lanciata nel 2000. Negli ultimi anni, il municipio di Amsterdam e quello di altre città olandesi come Rotterdam o l’Aia ha fatto chiudere diversi bordelli i cui gestori erano legati a traffici illeciti. Nei prossimi anni c’è da credere che le restrizioni continueranno. Si sta facendo sempre più strada la convinzione che quella che sembrava una battaglia di civiltà sia divenuta semplicemente divenuta fora ma legalizzata di sfruttamento femminile.