Brexit non piace ai vescovi anglicani: Chiesa contro Boris Johnson

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 21 Ottobre 2020 11:18 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2020 11:29
Brexit non piace ai vescovi anglicani: Chiesa contro Boris Johnson. Nella foto_ l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby

Brexit non piace ai vescovi anglicani: Chiesa contro Boris Johnson. Nella foto_ l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby

Brexit non piace alla Chiesa anglicana. E ha fatto entrare in rotta Boris Johnson con i principali vescovi.

Non si era mai visto prima un intervento straordinario come questo sulla Brexit. I cinque arcivescovi anglicani del Regno Unito hanno ammonito che un controverso disegno di legge rischia di creare un “disastroso precedente”.E minare la posizione della Gran Bretagna nel mondo.

Boris Johnson rischia di far tornare il terrorismo

Il progetto di Boris Johnson è quello di invalidare gli accordi già presi con l’Unione europea. In ballo, avverte Giampaolo Scacchi, c’è la frontiera fra le due Irlande. Gli unionisti la vogliono alzare. La minoranza cattolica del Nord, Ulster, territorio britannico, avverte che potrebbe portare a un ritorno del terrorismo dell’Ira.

Anche il gruppo di alti prelati, guidato dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha affermato che il disegno di legge sul mercato interno avrebbe calpestato l’accordo di recesso firmato nel 2019 con l’UE e messo potenzialmente a rischio la pace nell’Irlanda del Nord.

Hanno aggiunto lapidari:”Se i termini negoziati non saranno rispettati e le leggi potranno essere “legalmente” infrante, su quali basi poggia la nostra democrazia?”

L’intervento ha scatenato una reazione furibonda da parte dei parlamentari Tory.

L’ex ministro della Brexit, David Jones, ha affermato che i commenti “tradiscono una mancanza di comprensione delle questioni”.

Brexit non è materia di Chiesa

Ed ha aggiunto:

“Ciò va ben oltre il compito della Chiesa.

“Ancora una volta, senza dubbio, gli arcivescovi sembrano aver ingerito ogni briciola di propaganda del Remain e ora la stanno rigurgitando. Mi  ribolle il sangue”.

In una lettera al Financial Times, i cinque arcivescovi sembrano schierarsi con l’UE.

Affermano che la legislazione “attualmente chiede al più alto organo legislativo del paese di permettere a un ministro del governo di infrangere il diritto internazionale.

“Ciò avrebbe enormi conseguenze morali, oltre che politiche e legali. Riteniamo che ciò creerebbe un disastroso precedente.

È particolarmente inquietante per noi che proviamo senso del dovere e responsabilità nei confronti dell’Accordo del Venerdì Santo”.

La lettera fa eco alle critiche sul disegno di legge sia da parte di Bruxelles che dei laburisti e che ha iniziato il passaggio alla Camera dei Lord, rischiando di essere eliminato.

Ciò creerebbe uno scontro istituzionale con la Camera dei Comuni. E comprometterebbe la forza negoziale del Primo Ministro con Bruxelles.

Steve Baker, un altro ex ministro della Brexit, si è detto “estremamente deluso dal fatto che gli arcivescovi stiano seminando divisione. In un momento in cui potrebbero invece creare l’armonia tanto necessaria alla nostra nazione”.

Il collega Tory Andrew Percy ha affermato:”I vescovi non sono eletti e non hanno alcuna legittimità. Non dovremmo mischiare politica e religione.

“Non è la prima volta che durante il dibattito sulla Brexit i vescovi interferiscono su quello che è stato un voto democratico di milioni di persone. Non abbiamo bisogno della politica fatta dal pulpito”.

Downing Street ha rifiutato di commentare, ma una fonte governativa ha affermato che “non è stata una sorpresa scoprire che ai vescovi tuttora non piace la Brexit”.