Brexit: se vince Boris Johnson obbligatori per i turisti passaporto e visto elettronico (tipo Esta)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2019 12:36 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2019 12:36
Brexit: se vince Boris Johnson obbligatori per i turisti passaporto e visto elettronico (tipo Esta)

Brexit (Ansa)

ROMA – Se, come appare probabile, sarà Boris Johnson a prevalere nelle elezioni politiche britanniche del 12 dicembre, si annunciano complicazioni per i turisti per entrare in Gran Bretagna. Nel programma del leader conservatore e fautore della Brexit è contenuta una stretta che introdurrà visti elettronici. La carta d’identità non sarà più sufficiente,servirà il passaporto.

Quanto al visto elettronico funzionerà come l’Esta per varcare la frontiera Usa. Occorrerà cioè ottenere un’autorizzazione on line che dovrà essere richiesta almeno tre giorni prima del viaggio. Per le carte d’identità la dogana inglese ha messo nel mirino in particolare quelle italiane e greche,m considerate troppo facili da falsificare. 

Brexit dovrebbe entrare in vigore dal 31 gennaio prossimo. L’obiettivo di Johnson è consentire alle autorità di negare l’ingresso alle persone gravate da precedenti penali. Potranno inoltre monitorare e tenere sotto controllo  arrivi e partenze, evitando che i visitatori restino in Gran Bretagna oltre i tre mesi consentiti senza un visto di lavoro.

Gli ultimi sondaggi, realizzati prima dei fatti del London Bridge, iniziano intanto a oscillare, innescando almeno qualche accenno di preoccupazione in casa Tory (per esempio da Dominic Cummings, guru elettorale di Johnson) sulla certezza di potersi aggiudicare la maggioranza assoluta dei seggi, vitale per la Brexit: alimentata dal calo del vantaggio (pur largo) attribuito loro sui laburisti dal sondaggio più generoso, quello di Opinum per il Guardian, da 19 a 15 punti; e addirittura ad appena un 6% dal meno favorevole, condotto da Bmg per l’Independent. Con un potenziale massiccio recupero di voti del partito di Corbyn ai danni delle terze forze, liberaldemocratici in testa. (Corriere della Sera)