Cartello Check-point Charlie negli Usa? Alan Wolan: “A casa mia, non a Berlino”

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 26 settembre 2013 7:18 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 19:13
Cartello Check-point Charlie negli Usa? Alan Wolan: "A casa mia, non a Berlino"

Cartello Check-point Charlie negli Usa? Alan Wolan: “A casa mia, non a Berlino” (foto Lapresse)

BERLINO – Il cartello del Check Point Charlie è in America? Pochi oggetti simboleggiano un’epoca storica come il cartello del Check Point Charlie di Berlino. Dal 1961 al 1990, quel pannello della Friedrichstasse segnalava in quattro lingue – inglese, francese, russo e tedesco – ad automobilisti e pedoni che stavano abbandonando il settore ovest per inoltrarsi in Berlino Est e nella Germania comunista. La Guerra Fredda era lì, visibile, riassunta da qualche metro di lamiera e da una minacciosa serie di lettere dell’alfabeto.

Per anni, tutti, storici, appassionati e semplici turisti, hanno potuto ammirare quel cartello in una sala del Museo del Muro di Berlino, sorto proprio dove un tempo i militari controllavano il passaggio verso l’altra metà dell’Europa. Ed in effetti, in una delle sale, un cartello tale e quale è appeso ad un muro. Recentemente però un cinquantenne americano, Alan Wolan, ha annunciato ai giornali di essere lui il possessore dell’originale pannello del Check Point Charlie, il quale si troverebbe in un garage di Los Angeles.

Residente in California, direttore di un’agenzia di pubblicità, Wolan arriva a Berlino subito dopo la caduta del muro. Il 27enne fiuta, stando al racconto fatto alla Süddeutsche Zeitung, che la caduta del muro sarà una fonte di denaro facile. Si installa non lontano dal Check Point Charlie, affitta un negozio e si mette a vendere t-shirt e pezzi di muro già impacchettati ai turisti che affluiscono nelle capitale tedesca. Infine decide di approfittare della negligenza militare provocata dall’improvviso collasso della Germania dell’Est per conquistarsi il souvenir del secolo. In una notte di giugno, insieme a tre amici arriva in un Check Point Charlie abbandonato dalle forze americane. Per segare il cartello ci vogliono solo quindici minuti. Questo viene trasportato in un vano affittato per l’occasione e dopo qualche settimana spedito negli Stati Uniti come una preziosa reliquia.

Il Museo del Muro di Berlino ha smentito Wolan, affermando che il pannello originale è il loro. Questo gli sarebbe stato consegnato da un ufficiale americano nel 1991. Da nessuna parte, giornali, fonti ufficiali o militari, si legge di un furto avvenuto nel giugno del 1990.

In realtà, gli indizi a favore di Wolan, raccolti dai giornalisti tedeschi, non mancano. Tutto ruota intorno ad un numero. Sul pannello posseduto dal Museo del Muro si trova, in basso a sinistra, un numero di serie: 16. Il numero 16 non si legge però nei filmati e nelle foto che ritraggono il Check Point Charlie dal 1961 al 1990, come si può vedere facilmente su Youtube. Il pannello posseduto dal pubblicitario americano non riporta nessun numero. Wolan possiede probabilmente il pannello che ha spiccato sul Check Point tra novembre 1989 e il giugno 1990, come rivelano sempre i filmati d’epoca, i quali mostrano per quel lasso di tempo un cartellone senza numeri di serie. Il pannello del museo deve essere quello sostituito all’indomani del furto di Wolan.

Dove si trovi il pannello che ha segnalato il confine dal 1961 al 1989, il quale portava il numero di serie 4, è invece un mistero.

Wolan e i suoi amici non hanno rubato il cartello in preda ad una sete di giovanile avventura, ma per meri scopi mercantilistici. Fin da allora, i ragazzi sapevano che quel pezzo di vile metallo sarebbe stata la loro “assicurazione sulla vecchiaia”. Oggi, venticinque anni dopo, quando si avvicina il giubileo della caduta del muro, gli è parso il momento appropriato per ritirare il jackpot. Dalla vendita del pannello del Check Point Charlie, Wolan spera di ricavare almeno un milione di dollari.