Francia, il Governo pensa di riaprire le case chiuse: protestano le prostitute

Pubblicato il 25 Marzo 2010 18:48 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2010 18:56

«Non vogliamo lo stato ruffiano, proponiamo il bordello autogestito»: sono furiose le prostitute di Francia dopo che il governo ha riaperto il dibattito sulle case chiuse e loro, le dirette interessate, non sono state neppure convocate. «Vogliamo avere il diritto di essere libere. Diciamo no al prossenetismo, anche a quello istituzionale», afferma, parlando con l’Ansa, Isabelle Schweiger, portavoce dello Strass, il sindacato dei lavoratori del sesso.

In Francia – dove la prostituzione è legale, ma non le attività organizzate ad essa connesse – 1400 bordelli sono stati chiusi nel 1946, ma oggi si apre il dibattito sul tema al ministero dell’Interno dove all’ordine del giorno cè soprattutto la riapertura dei bordelli, come già hanno fatto Germania, Olanda e Svizzera. Un sondaggio recente ha anche rivelato che il 59 per cento dei francesi non sarebbe contrario.

E le prostitute? «Rifiutiamo di essere parcheggiate in un luogo deciso da altri – continua la Scheiweger – rifiutiamo che dei terzi possano fare benefici sulla nostra attività. E poi chi gestirà questi posti? Lo stato? Il comune?». Alla riunione del ministero degli Interni che si è svolta oggi 25 marzo, le lucciole non parteciperanno: «Non solo non ci hanno invitato – ha aggiunto – ma ci hanno persino evitato. Hanno aperto un dibattito pubblico a nostra insaputa. Eppure noi sole conosciamo le nostre esigenze».

E così la sera del 24 marzo centinaia di persone, molte delle quali erano lavoratori del sesso, sono scese nelle piazze di Parigi per chiedere “l’accesso ai diritti civili, come tutti” e per dire no al modello “classico” delle case chiuse. Nelle prossime settimane lo Strass organizzerà un modello di “bordello autogestito”, “senza padrone”. In Francia, 20mila persone si prostituiscono, l’80 per cento delle quali sono straniere.

Per Chantal Brunuel, deputata dell’Ump, riaprire i bordelli servirebbe a proteggere le prostitute e a toglierle dalla strada. Ma questa è solo “un’illusione” per il magistrato Yves Charpenel, che interviene sul quotidiano cattolico La Croix. «In tutti i paesi dove sono state autorizzate, la situazione è peggiorata – dice -. La violenza arriva sempre alle porte delle case chiuse». Anche l’autogestione è in realtà “un mito”. «E questo perché – spiega il magistrato – la posta in gioco finanziaria è immensa. La creazione di case chiuse, facilitando l’organizzazione del mercato, attizzerà gli interessi e aggraverà la sorte delle prostitute. Si entrerà allora in un processo di industrializzazione»