Catania, depressa si sottopone all’eutanasia in una clinica svizzera. Aperta inchiesta per istigazione al suicidio

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 11 aprile 2019 13:03 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2019 16:06
Catania, depressa si sottopone all'eutanasia in una clinica svizzera. Aperta inchiesta per istigazione al suicidio

Catania, depressa si sottopone all’eutanasia in una clinica svizzera. Aperta inchiesta per istigazione al suicidio (Nella foto Ansa, una stanza della clinica Dignitas)

MILANO – Istigazione al suicidio: la Procura di Catania ha deciso di indagare sul decesso di un’insegnante siciliana di 47 anni morta a Forch, vicino a Zurigo, in una clinica che pratica l’eutanasia. 

Secondo quanto riferisce il quotidiano La Sicilia, la donna, A. G., soffriva da tempo di una forte depressione ed aveva deciso di rivolgersi alla clinica Dignitas, la stessa in cui è morto Dj Fabo, all’insaputa di tutti i suoi familiari e amici, che hanno appreso la notizia da un conoscente che, casualmente, ha incontrato la donna proprio in aeroporto. 

Il 27 marzo l’insegnante è partita per Forch, si è sistemata in una delle ordinate e pulite stanze della clinica, in perfetto stile svizzero, e ha aspettato la morte e il suo portatore. Aveva deciso di rivolgersi alla struttura non perché malata terminale o in stato vegetativo, ma perché non riusciva più a tollerare il mal di vivere che la affliggeva. Era quindi con ogni probabilità nel pieno delle proprie facoltà mentali quando ha firmato l’autorizzazione per la pratica della “dolce morte”, come viene chiamata la fine portata da qualcun altro, buon samaritano o killer legalizzato a seconda dei punti di vista. 

I fratelli e la madre, però, sono convinti che ci sia qualcosa di poco chiaro in tutta questa vicenda. Secondo alcuni La Verità temono addirittura che abbia fatto testamento a favore della clinica, già pagata 6.200 euro per il servizio reso. Così si sono rivolti alla Procura, che adesso ha deciso di aprire un’inchiesta sulla vicenda. I magistrati di Catania hanno chiesto anche il sequestro preventivo dei beni dell’insegnante, che però è stato respinto dai giudici del tribunale etneo. (Fonti: La Sicilia, Catania Today, Corriere Etneo, La Verità)