Cellulari giocattolo vietati in Belgio: troppi casi di tumore, stop pubblicità

Pubblicato il 25 Febbraio 2013 12:27 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2013 16:12
Cellulari giocattolo vietato in Belgio: troppi casi di tumore, stop pubblicità

Un cellulare giocattolo

BRUXELLES – Cellulari giocattolo vietati per i bambini in Belgio. Il governo ha deciso il divieto dopo l’aumento di casi di glioma, un tumore cerebrale che sarebbe causato dai telefoni cellulari. Sebbene si tratti solo di un’ipotesi di rischio per la salute, il ministro della Sanità belga ha deciso il divieto di pubblicità “mirata”, scrive il Corriere della Sera.

Anche i telefoni giocattolo, secondo il governo del Belgio, possono essere considerati una pubblicità rivolta ai più giovani, che sono anche i più esposti alle radiazioni. Il Corriere della Sera spiega:

La preoccupazione del governo si basa soprattutto su alcuni dati epidemiologici secondo cui, ogni anno, 100-150 belgi si ammalerebbero di glioma, un tumore celebrale. L’ipotesi, caldeggiata da alcuni ricercatori e da varie associazioni di consumatori, è che l’insorgere del glioma (e del meningioma, un altro tumore cerebrale solitamente benigno) sia legato all’uso intenso e prolungato del telefonino, soprattutto in mancanza di un auricolare”.

Altri ricercatori ritengono che le ipotesi di rischio per la salute siano determinate da studi vaghi e incompleti. Intanto però un recente studio  paragona i campi elettromagnetici dei cellulari ai pesticidi, spiega il Corriere della Sera:

Lo studio più recente, affidato a 31 scienziati di 14 Paesi e confermato nel novembre 2012 dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha inserito i «campi elettromagnetici da telefoni senza fili» nella stessa lista che accoglie decine di pesticidi o il piombo dei carburanti: tutti considerati come prodotti «forse cancerogeni per gli esseri umani sulla base di un rischio accresciuto di glioma». Che cosa voglia dire «forse cancerogeni», è presto detto: «Questa categoria viene usata per agenti per i quali vi sia una prova limitata di cancerogenicità negli esseri umani, e meno che sufficiente per gli animali da laboratorio»”.