Kommando di Allah 48 ore di sangue a Parigi. Il piano: uccidere ed essere uccisi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Gennaio 2015 18:15 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2015 18:25
Kommando di Allah 48 ore di sangue a Parigi. Il piano: uccidere ed essere uccisi

Gli ostaggi in fuga dal market di Parigi

PARIGI – Un elicottero si cala sul tetto della tipografia dove sono asserragliati i due fratelli killer, granate assordanti e accecanti esplodono intorno e dentro il market ebraico dove il terzo killer aveva preso ostaggi: è l’inizio in contemporanea del doppio assalto delle forze speciali che rapidamente si conclude, almeno alla tipografia a 40 chilometri dalla città. Si conclude con l’uccisione dei due fratelli killer. Si è tentato, si voleva prenderli vivi ma loro hanno rifiutato ogni trattativa che togliesse loro il martirio cercato e voluto.

Il terzo killer, quello che 24 ore prima aveva ucciso una vigilessa e poi aveva sequestrato ostaggi chiedendo la “liberazione dei fratelli” altrimenti avrebbe ucciso ancora, ha seguito la stessa sorte, ucciso. Ucciso durante l’assalto al market. Forse con un suo complice, forse. O forse il complice, il quarto e il quinto uomo del kommando di Allah sono la materializzazione del panico e della confusione. Ostaggi sono di certo fuggiti dal market dopo il lancio delle granate assordanti. Ostaggi, non si davvero quanti, sono stati uccisi dai sequestratori. Missione compiuta: hanno seminato morte per due giorni, hanno ricevuto morte dopo due assedi. Uccidere ed essere uccisi era il loro obiettivo e il loro piano.

Per due giorni Parigi è stata percorsa da guerrieri armati di un esercito nemico e sterminatore. Cadevano sotto i suoi colpi giornalisti, poliziotti, portieri di stabili, vigili, ostaggi presi a caso, gente morta a caso,  caso macellata. Non a caso è andata così, era il loro piano di battaglia. I killer, le truppe scelte dell’esercito invasore e sterminatore fuggivano sì, ma non per sparire, non per dileguarsi. Fuggivano per tornare. A Nord verso Reims e poi di nuovo in mezzo circolo per ripuntare verso Parigi i due fratelli killer. Mente il terzo rimasto in città la percorreva sparando alle divise e ai corpi di due vigili urbani e poi attaccando un obiettivo “ebraico”, un market di cibo kosher. E il quarto, il quinto, forse fantasmi o forse no. Il piano di battaglia prevedeva un esordio clamoroso, la macelleria di umani a Charlie Hebdo, ma era solo l’esordio. Il piano si sviluppava estendendo il più possibile la scia di sangue.

E quindi farsi inseguire per le strade e i paesi della cintura parigina e per i quartieri, le vie e le piazze di Parigi. Obbligare a chiudere per decisione prefettizia i negozi, obbligare a bloccare armi alla mano le stazioni dei metrò, costringere gli alunni delle scuole a non uscire dagli edifici o a farlo sotto scorta armata. E infine catturare ostaggi, sparare ancora e morire “martiri”. Il piano, lo schema di battaglia degli arditi di Allah era di massimizzare il danno inferto alla capitale nemica. Con ogni mezzo, il più a lungo possibile. E il kommando dell’Isis mandato in missione in Europa il piano lo ha realizzato. Per due giorni Parigi è stata percorsa da una scia di sangue, per due giorni la gente di Parigi ha conosciuto non solo il sapore aspro della paura ma ha assaporato il fiele della guerra. Guerra portata nelle piazze, nei giornali, nei negozi, nei metrò, nelle scuole, sull”uscio di casa di una capitale europea. Per i guerrieri di Allah, per gli sterminatori di infedeli missione compiuta.

Non vale consolarsi con la certezza che non esiste nessun dio che premia con settanta e passa vergini chi scanna e mitraglia. Consolazione non c’è e neanche recriminazione possibile sulla prevenzione mancata. Quando l’assalto è strategia di guerra, quando ti dichiarano guerra non a parole ma sparandoti addosso con militare competenza e religioso fanatismo fusi insieme non c’è misura di sicurezza che tenga. Il kommando di Allah che ha agito a Parigi è la truppa scelta di una ideologia in armi. E per non pochi da Tripoli a Raqqa, dalla Libia alla Siria, all’Iraq, allo Yemen, al Sudan, alla Nigeria è un kommando di eroi e martiri. Non per il miliardo e mezzo di musulmani sul pianeta. Di certo no. Ma neanche eroi e martiri di poche migliaia di estremisti. L’ideologia in armi che attacca l’Europa, che intima: o ti converti o muori ha truppe scelte, truppe d’assalto, esercito, linee di rifornimento, simpatizzanti e area grigia e infine un popolo.

Tutti hanno prima dichiarato e ora fanno, fanno davvero la guerra all’Occidente. Parigi è la prima battaglia da loro combattuta con la tecnica dell’uccidi quanto più possibile quanto più a lungo possibile. Attaccheranno ancora, aspettarli è aumentare le perdite tra le proprie fila e accettare il terrore a intermittenza, come quando in una guerra arrivano i bombardamenti e tu non sai quando. Inseguirli dopo l’assalto è dare loro il martirio e quindi una ragione di culto presso il loro “popolo”. Vanno inseguiti e raggiunti “prima” se c’è qualcuno che lo sa fare. La guerra asimmetrica tra chi vive per uccidere l’infedele e chi fa della vita la propria fede si combatterà alla pari solo se e quando i prossimi “martiri” saranno tali, qualcuno li farà tali senza e pima che loro siano riusciti a portarsi appresso i dodici di Charlie, la donna vigile, i quattro ostaggi…