Coronavirus Spagna, 971 casi nelle ultime 24 ore. Burioni: “Clima e abitudini simili, stiamo attenti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Luglio 2020 20:35 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2020 20:35
Spagna, coronavirus. Foto Ansa

Coronavirus Spagna, 971 casi nelle ultime 24 ore. Burioni: “Clima e abitudini simili, stiamo attenti” (foto Ansa)

Spagna, sono 971 i nuovi casi accertati di Covid-19 nelle ultime 24 ore, secondo quanto riferito dal ministero della Salute di Madrid, citato dal sito di El Pais.

Spagna, i nuovi decessi da coronavirus sono tre. María José Sierra, del Centro per gli allarmi e le emergenze, ha affermato che “il virus sta circolando” e ha sottolineato che è essenziale “individuare i casi precocemente”.

Sierra ha aggiunto che attualmente sono 281 i focolai attivi, che riguardano 3.000 persone. “Forse siamo nella seconda ondata, dobbiamo vedere quello che succede nelle prossime settimane”, ha detto ancora la responsabile.

La provincia dove si registra il maggior numero di nuovi casi è l’Aragona, con 415 contagi, seguita dalla Catalogna con 182 e da Madrid con 102. 

Burioni: “Spagna e Italia simili per clima e abitudini. Virus circola, stiamo attenti”

“Grazie a sforzi sovrumani gli italiani stanno riuscendo a uscire da questo incubo di morte”.

“Ma il virus circola ancora ed è pronto a ripartire, come peraltro ha fatto in Spagna, dove il clima e lo stile di vita non sono certo troppo diversi dal nostro”.

“Insomma, dobbiamo ricominciare a vivere la nostra vita, a lavorare, a vederci e a divertirci. Ma non possiamo permetterci di ignorare alcune semplici e basilari norme di protezione reciproca”.

“Uno di questi è il portare sempre la mascherina negli ambienti affollati”. ù

Lo scrive il virologo Roberto Burioni in un suo intervento sul suo sito Medical Facts. 

“In questi giorni – sottolinea Burioni – si ascoltano molte sterili e inutili discussioni. Alcune sono quelle che tentano di predire un futuro estremamente incerto”.

“Altre sono quelle che continuano a dibattere se chi è deceduto è morto «con il coronavirus» o «per il coronavirus”.

Una discussione “surreale”, spiega l’esperto, ricordando lo studio uscito sulla rivista Jama, che conferma come la mortalità in Italia si sia impennata dopo il 23 febbraio:

“Negli anni precedenti morivano mediamente 4-5000 persone a settimana. Dal 15 al 28 marzo abbiamo superato i diecimila decessi a settimana. Il fatto che questi morti in eccesso siano stati per lo più uomini e siano stati concentrati in Lombardia suggerisce fortemente che questo eccesso di morti sia legato al coronavirus” (fonte: Ansa, Agi).