Daily Mail, reportage dal quartiere di Marxloh a Duisburg (Germania): “Troppi rifugiati, un disastro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 marzo 2018 7:26 | Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2018 22:11
Daily Mail, reportage dal quartiere di Marxloh a Duisburg (Germania)

Una strada di Marxloh

Molti dei nuovi arrivati, scrive la giornalista, sono disoccupati, non hanno nulla da fare e si affidano ai benefit dello Stato. In un report della polizia si sostiene che le strade siano controllate da spacciatori di droga e ladri “che considerano il crimine come loro attività ricreativa”. Per quanto riguarda i tedeschi che ci vivono, siega la Reid, alcuni hanno paura di uscire di casa dopo il tramonto per i conflitti tra stranieri e di sera gli spostamenti in tram sono “da incubo”.

“Abbiamo molti problemi e non migliorano. E’ un posto pericoloso che la Merkel ha provato a dimenticare – dice alla Reid un uomo che regala tulipani in occasione della Giornata Internazionale della Donna. – Questo fino alla settimana scorsa, quando la cancelliera ha ammesso per la prima volta che aree come Marxloh sono fuorilegge, zone in cui la gente del posto, e persino la polizia, non osano camminare”.

“Si tratta di una clamorosa ammissione per la leader tedesca che in tre anni nel Paese ha accolto più di un milione di persone”, spiega ancora la giornalista, irritando i tedeschi sempre più scettici dal mantra del “Possiamo farlo”.

Ma ora la strada da percorrere sarà difficile, nonostante il patto concordato tra la sua Unione Cristiano-Democratica (Cdu) e il partito socialdemocratico: in Parlamento hanno solo una piccola maggioranza congiunta ed entrambi sono sotto pressione da parte del partito di destra, ferocemente anti-migranti, Alternativa per la Germania (AfD). Nelle elezioni dello scorso anno, riflettendo la crescente insoddisfazione della Germania per l’immigrazione di massa, è diventato la terza forza politica del Paese.

Nel travagliato distretto di Marxloh, un terzo degli aventi diritto al voto ha sostenuto l’AfD. “Ci sentivamo disillusi”, dice un giovane tedesco con un piercing all’orecchio, mentre beve al Crazy Monkey, uno dei pochi pub rimasti nell’area di Duisburg data la presenza dei musulmani notoriamente astemi. “Non c’è da stupirsi se le persone si stiano rivoltando contro la Merkel e la sua politica che permette di far entrare tanti stranieri”.

Nella piazza del mercato di Marxloh, il principale ristorante all’aperto, lo Spar, è gestito da un turco di 28 anni che ha trascorso dieci anni a Londra, a Wood Green. È arrivato in Germania “a causa di difficoltà familiari” sei mesi fa, rifiuta di dire il nome alla Reid ma sostiene che il distretto ha “problemi enormi”.

“Qui ci sono molte persone provenienti da diversi paesi del mondo che  vogliono il controllo. La polizia non si vede spesso, sembra stia alla larga dalle strade”.  Marxloh non fa sentire al sicuro, dice la Reid, aggiungendo che “in sette ore ho visto solo due poliziotti, fuori dalla stazione nella piazza del mercato”.

“I residenti tedeschi e gli uomini d’affari vengono intimiditi e messi a tacere. I poliziotti, e in particolare le donne poliziotto, sono vittime di aggressività e mancanza di rispetto”. Marxloh, a 20 minuti di tram dal centro di Duisburg, nella Germania occidentale, per le famiglie tedesche era un luogo da visitare il sabato pomeriggio per lo shopping, un picnic nel parco o un caffè e una birra nei bar all’aperto.

“Ora è tutto diverso, Marxloh è un melting pot etnico. La maggior parte delle donne indossa l’hijab e gruppi di uomini con la giacca di pelle fumano negli angoli delle strade, parlano lingue straniere e fissano gli “estranei”. I primi stranieri che si stabilirono a Marxloh erano turchi, che negli anni ’50 e ’60 svolgevano lavori umili nelle acciaierie e molti ora sono cittadini tedeschi. Poi fu la volta dei rifugiati libanesi, sfollati durante la guerra civile negli anni Settanta.

Quando, oltre dieci anni fa, i confini dell’UE furono aperti agli europei dell’Est, arrivarono anche i rumeni e i bulgari. Poi la Merkel accettò i rifugiati siriani, che hanno portato a molti altri dalle aree curde del Medio Oriente, i paesi balcanici e l’Africa, spesso fingendo di essere dei rifugiati. Secondo la gente del posto, le strade di Marxloh servono da confine tra bande etniche a guardia del loro territorio della droga. Uno è chiamato “strada curda”, un altro “strada rumena”.

Non c’è da stupirsi dunque, sostiene la Reid, che la Merkel abbia dovuto ammettere che in Germania ci siano aree inaccessibili.
“Questi posti esistono, bisogna chiamarli con il loro nome e fare qualcosa al riguardo”, ha detto di recente la cancelliera, poche settimane dopo che uno studio commissionato dal governo ha mostrato in Germani un drastico aumento di crimini violenti commessi da migranti uomini tra i 14 e i 30 anni.  Un report preparato per il parlamento regionale, sulla disgregazione della legge e l’ordine nella zona di Duisburg ha affermato che in particolare le bande libanesi, rifiutano di riconoscere l’autorità della polizia. Sono giovani uomini tra i 15 e i 25 anni, “quasi il 100 per cento”, secondo il report, sono ricercati per crimini tra cui aggressione fisica, furto o rapina.

“Mutti o Madre, come i tedeschi chiamano la Merkel, ha vinto un altro mandato come cancelliera ma sembra che non sia in grado di fare nulla per risolvere un disastro che in molti credono abbia, in gran parte, creato lei stessa”, conclude la Reid.