Daniel Smith risolve il mistero di Ardlamont, uno dei processi più controversi della storia scozzese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 maggio 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2018 19:40
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Daniel Smith risolve il mistero di Ardlamont, uno dei processi più controversi della storia scozzese

ROMA – Come Sherlock Holmes e il Dottor Watson, c’è chi ha risolto, nella vita reale, un misterioso omicidio: lo scrittore e saggista britannico Daniel Smith nel suo libro “The Ardlamont Mistery” (Il mistero di Ardlamont, ndr), [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] esamina uno dei processi più controversi della storia giudiziaria scozzese, nel 1893, e fa luce sul più famoso detective della narrativa.

La mattina del 10 agosto 1893, tre uomini partirono per un’escursione di caccia da Ardlamont House, un’imponente casa georgiana nell’Argyllshire ma soltanto due tornarono vivi; il terzo fu trovato in un fossato, da una ferita dietro l’orecchio destro usciva sangue. I compagni dissero che si era sparato accidentalmente. Ma era così?
L’incidente è diventato noto come “Il mistero di Ardlamont“. Il processo che seguì, come chiarisce il libro di Daniel Smith, rimane uno dei più controversi della storia giudiziaria scozzese.

L’uomo deceduto era Cecil Hambrough, un tenente dell’esercito di 20 anni che, una volta maggiorenne, avrebbe ereditato una cospicua fortuna. I suoi compagni di caccia erano l’amico ed ex tutore Alfred Monson e Mr. Scott, un presunto ingegnere di Londra.

All’inizio la polizia aveva creduto che si trattasse di un incidente ma presto iniziarono a sorgere dei dubbi. Scott, si era scoperto, non era un ingegnere ma un dubbio allibratore con una serie di alias. Era inoltre scomparso senza lasciare traccia.

Nemmeno Monson era quel modello di virtù come sembrava a prima vista. Una scuola di sua proprietà era andata a fuoco in circostanze sospette e se n’era andato con i soldi dell’assicurazione.

Monson e la moglie avevano alle spalle una lunga serie di debiti che lasciavano inevasi, scomparivano senza pagare i creditori. Era stato persino processato per frode, ma poi assolto.

In seguito la polizia aveva appreso che le polizze assicurative sulla vita di Hambrough erano state ritirate e i beneficiari erano i Monson. Cominciarono a sentire puzza di bruciato. Il corpo di Hambrough fu riesumato e le sue ferite riesaminate. Monson fu arrestato e accusato di omicidio.

Ma lo commise davvero? Come diceva scriveva un giornale “La morte del giovane Cancrough è proprio quel tipo di problema che Sherlock Holmes risolverebbe in modo ingegnoso”. Fortunatamente, due uomini che ispirarono il personaggio del detective erano a portata di mano.

Joseph Bell, chirurgo e docente presso la Edinburgh School of Medicine, è stato a lungo ritenuto come la fonte d’ispirazione per il famoso personaggio di Conan Doyle.

Quando era uno studente a Edimburgo, lo scrittore aveva lavorato con Bell. In seguito gli scrisse: “Sherlock Holmes lo devo sicuramente a te”. I poteri del detective rispecchiavano la straordinaria capacità di Bell di estrapolare delle informazioni dai suoi pazienti osservandoli da vicino.

In un’occasione, Bell affermò di poter affermare dal comportamento di un paziente che un tempo era stato in un reggimento delle Highlands. L’uomo aveva negato. Bell insistito di avere ragione.

Quando il paziente si tolse la camicia e la giacca, notò una piccola  “D” di colore blu marchiata nel petto dell’uomo. “D” come “Disertore”. Bell, dunque aveva ragione.

Daniel Smith sostiene che anche un altro medico di Edimburgo ha avuto un ruolo nella creazione di Sherlock Holmes. Come Bell, Henry Littlejohn era un chirurgo e docente di medicina. Conan Doyle non ha mai dichiarato esplicitamente di aver tratto spunto da lui per Holmes, ma Smith era un esempio.

Bell e Littlejo erano regolarmente chiamati come periti nei processi per omicidio; nel caso di Monson, affermarono entrambi che era impossibile che Cecil Hambrough si fosse sparato accidentalmente ma che poteva essere stato assassinato.

Nei confronti di Monson, la giuria emise il verdetto scozzese “Not proven”, insufficienza di prove.