Danimarca. Islamici, ”Elezioni e democrazia incompatibili con Islam”

Pubblicato il 8 Giugno 2015 19:09 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 19:10
Manifestazione di Hizb-Ut-Tahrir a Copenaghen

Manifestazione di Hizb-Ut-Tahrir a Copenaghen

DANIMARCA, COPENAGHEN – Il 18 giugno in Danimarca non bisogna andare a votare perché la democrazia è incompatibile con la religione islamica: è la disposizione che due gruppi radicali islamici danesi hanno stabilito in vista delle elezioni parlamentari.

La controversa organizzazione Hizb-Ut-Tahrir – che da decenni si batte per l’instaurazione di un “califfato islamico” e che è sembrata in qualche modo appoggiare gli autori del doppio attentato di Copenaghen in febbraio – e l’entourage della celebre moschea di Aarhus – conosciuta per aver dichiarato il suo appoggio all’Isis – hanno emesso due comunicati in cui si invitano i fedeli al totale boicottaggio elettorale.

Per opporsi a quelle che sono tate definite le “politiche islamofobe” della Danimarca, Hizb-Ut-Tahrir ricorda che “la partecipazione sociale dei musulmani deve seguire certe regole, senza compromessi con i nostri principi e valori: la democrazia è fondamentalmente incompatibile con l’Islam, è una nave che affonda” e quindi l’unico modo per opporsi è non andare a votare.

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In un’intervista alla tv Ostjylland, un rappresentante della moschea Grimshoj di Aarhus gli ha fatto eco: “La gente stia lontana dai seggi….Noi sappiamo che solo Allah può approvare leggi, come afferma lui stesso nel Corano”. I partiti della destra danese hanno subito accolto l’invito a disertare il voto come una sfida, sollecitando i militanti dei due gruppi a “lasciare la Danimarca invece di cercare di creare le condizioni” per un rafforzamento dell’Isis.

E hanno ricordato che recentemente una maggioranza di partiti in seno al parlamento si è detta d’accordo per chiedere alla magistratura di esplorare la possibilità di una messa al bando di Hizb-Ut-Tahrir, peraltro già fuorilegge nella vicina Germania e in altri Paesi come Russia, Cina, Arabia Saudita, Egitto, Turchia.