L’Europa nel cesso: per legge 5 litri per sciacquare la tazza, uno per l’urinale

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 31 Ottobre 2013 15:34 | Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2013 16:03
L'Europa nel cesso: 5 litri per sciacquare la tazza, un litro per l'urinale

L’Europa nel cesso: 5 litri per sciacquare la tazza, un litro per l’urinale

BRUXELLES – Cinque litri per sciacquare la toilette, come la chiamano i francesi, toilet all’inglese, o wc, volgarmente e prosaicamente “cesso”. Con possibilità di una sciacquata intermedia da 3 litri. Un solo litro per l’urinale.

L’Europa delle regole uguali per tutti ha messo a punto una bozza, che forse diventerà normativa valida da Londra a Roma, da Lisbona a Berlino, per lo sciacquone. 

La questione, per gli ambientalisti, non è affatto peregrina: bisogna risparmiare acqua e i milioni di sciacquoni domestici (e non) europei di acqua ne consumano eccome. Ed ecco che i burocrati di Bruxelles si sono messi all’opera: tre anni di lavoro, migliaia di euro spesi per mettere a punto il numero perfetto di litri che puliscono a dovere la toilette senza che ci siano sprechi.

Ed è così che si è arrivati ai famigerati 5 litri. Ma il numero è già un problema, è già al centro delle polemiche. In Gran Bretagna, terra dove di per sé mal si digerisce l’onnipresenza europea, figurarsi su fatti così intimi, il Times s’è fatto portavoce del malcontento.

Il fatto è che molti sciacquoni britannici di litri ne impiegano sei, anche di più se parliamo di modelli antiquati. Che fare? Si sostituiscono in massa? Neanche a pensarlo, per ovvie ragioni di praticità e di spesa. A sostegno della loro linea gli inglesi fanno anche notare un particolare: se di lotta agli sprechi si parla, si sappia allora che i sudditi di Elisabetta consumeranno sì parecchia acqua ma sono tra i più parsimoniosi in fatto di utilizzo di carta igienica. Senza contare che non utilizzano il bidet. Che sia un vanto o meno è meglio non discutere, quello che sembra certo è che gli inglesi non intendono darla vinta a Bruxelles nella “guerra dei cessi”.