Fine vita. Il Ritrovil contro la fame d’aria: in Francia anche a casa. In Italia si fa ma non si dice

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Aprile 2020 11:18 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2020 11:19
Fine vita. Il Ritrovil contro la fame d'aria: in Francia anche a casa. In Italia si fa ma non si dice

Fine vita. In Francia autorizzato il Ritrovil anche a casa (Ansa)

ROMA – “In Francia è stato autorizzato l’uso extraospedaliero e a domicilio del Ritrovil sui pazienti morenti. Anche in Italia si fa, ma sotto silenzio per non alimentare la polemica sull’eutanasia. I miei colleghi lo fanno, lo facevano prima”. Il medico torinese ed esponente Radicale Silvio Viale è noto per le sue battaglie in difesa di una morte compassionevole e dell’utilizzo di farmaci fine vita come il Ritrovil. 

In tempi di coronavirus, e di tragiche conseguenze per i contagiati della terza età, il tema del fine vita aveva lasciato posto piuttosto a quello della drammatica scelta del medico su chi salvare prima tra un giovane e un vecchio. Si dibatte sulla discutibilità etica di preferire un soggetto con una speranza di vita più lunga rispetto a un soggetto anziano (anche se, più volte i medici hanno puntualizzato che semmai la scelta è tra chi ha maggiori possibilità di sopravvivere al trattamento e chi no).

In Francia l’uso per pazienti Covid non ospedalizzati del farmaco che accompagna alla morte con la “sedazione profonda e continua” viene difeso dal presidente dei geriatri francesi: “L’uso del Rivotril non è affatto facilitato, bisogna rispettare lo stesso protocollo, solo che sinora lo si poteva somministrare solo in ospedale”.

Ma contestato da associazioni di medici anti eutanasia: “La somministrazione di questa molecola a un paziente affetto da Covid-19 ha per effetto di portare a una sedazione terminale che provoca la morte”. 

In ballo c’è la dignità del morente, e quindi dobbiamo parlare di consenso assistito, direttive anticipate, sedazione terminale, suggerisce Silvio Viale. Il ritrovil è un farmaco contro l’epilessia usato anche nelle terapie palliative per i pazienti in fin di vita. Nel caso dei pazienti terminali con diagnosi covid 19, serve a contrastare i sintomi più angosciosi della cosiddetta “fame d’aria”, condizione di sofferenza inaudita a un passo dal decesso nei casi più disperati.

“L’uso del Rivotril in Francia mi sembra positivo, perché dà un’attenzione umana a casi personali. La polemica di chi la ritiene una forma di eutanasia mascherata senza il consenso del paziente è fuoriluogo.

A detta di Viale, in questo modo “la Francia dimostra un’attenzione” che da noi “è elusa o trascurata. In Italia – ha aggiunto Viale– credo lo si faccia ma in silenzio. C’è stata a un certo punto una polemica sul fatto di privilegiare i pazienti con maggiori probabilità di sopravvivenza rispetto agli altri, cosa che si è sempre fatta, e questo sembrava un via libera a far fuori i vecchietti. In medicina – ha concluso – è normale essere costretti a scegliere”. (fonte Ansa)