Francia: braccio di ferro sulla Tav. Corte dei Conti: “Costi troppo alti”

Pubblicato il 6 Novembre 2012 16:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2012 16:04

PARIGI – Da una parte i senatori francesi che chiedono di andare avanti con il progetto e di avviare i lavori entro il 2013. Dall’altra la Corte dei Conti che invece esprime dubbi sull’opera. La realizzazione della linea Tav Torino-Lione è ormai diventato un gioco delle parti, un braccio di ferro sui costi, i tempi e i luoghi.

L’appello parte dalle sale del Senato parigino affinchè il 3 dicembre, al vertice italo-francese di Lione, Francois Hollande e Mario Monti si impegnino “solennemente” a realizzare la Lione-Torino. In maniera bipartisan a sottoscriverlo ci sono Gerard Collomb, senatore-sindaco socialista di Lione e Jean-Pierre Vial, senatore Ump (centro-destra) della Savoia. Didier Guillaume, vicepresidente socialista del Senato e Gerard Longuet, senatore della Mosa ed ex ministro sarkozysta della Difesa. E anche i parlamentari piemontesi Stefano Esposito del Pd e Agostino Ghiglia del Pdl, oltre a Maurizio Virano.

Le tappe, per realizzare l’opera entro il 2025, sono quattro: ratificare al più presto l’accordo francoitaliano firmato a Roma il 30 gennaio, lanciare i cantieri preparatori nel 2013, sostenere al prossimo Consiglio europeo il budget europeo 2014-20 che permetterebbe di ottenere i finanziamenti Ue, e firmare l’accordo definitivo con relativo calendario dei lavori.

Ma perchè i politici francesi hanno fatto questo appello nonostante a Parigi si siano tagliati fondi ad altre opere per realizzare comunque la Tav? Il perchè sta in un comunicato della Corte dei Conti, che in Francia ha un peso anche politico notevole, che ha reso noto un suo rapporto datato primo agosto, molto critico verso l’opera.

Le Corte constata un “pilotaggio insufficiente dei costi in forte aumento”, delle previsioni di traffico “riviste al ribasso”, una “debole redditività socioeconomica” e infine un finanziamento “non definito”. E invita a non abbandonare “troppo rapidamente l’alternativa che consiste nel migliorare la linea esistente”, ricordando che, in tempi di pesanti difficoltà di bilancio, bisogna “riesaminare sistematicamente gli investimenti in vista della loro compatibilità con la reale situazione finanziaria del Paese”.

Per i pro Tav si tratta in effetti di un campanello d’allarme. Per i No Tav un punto su cui sperare affinche l’opera venga cassata definitivamente. Il vertice Monti-Hollande sposterà l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, ma per ora sembra la Corte dei Conti ad avere in mano il peso maggiore.