Francia, negozianti in marcia per lavorare la domenica e di notte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2013 14:57 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2013 14:57

Francia, negozianti in marcia per lavorare la domenica e di nottePARIGI – Vogliono lavorare a tutti i costi, di notte e di domenica. Cose che succedono in Francia, dove i negozianti sono scesi in piazza, anzi, in marcia, contro il divieto al lavoro domenicale e notturno. Non come in Italia, dove quando il governo ha aperto alla deregulation commessi e commercianti hanno chiesto il contrario: di non lavorare la domenica.

I primi a manifestare in Francia, ricorda Stefano Montefiori sul Corriere della Sera, sono stati i dipendenti del grande magazzino di profumi e prodotti per la bellezza Sephora, che hanno sfilato sugli Champs Elysées parigini. Non si vogliono arrendere alla chiusura obbligata alle 21, stabilita da una legge del 1906. Hanno sconfessato i sindacati e si sono appellati al governo.

Domenica è toccato a 15 grandi magazzini delle catene di fai-da-te e bricolage Castorama, Bricorama e Leroy Merlin, che hanno aperto le porte ai clienti nonostante il divieto.

Del resto di domenica si lavora di più e si guadagna anche di più. “Sulla mia busta paga ogni domenica lavorata sono 150 euro in più, ha spiegato a Montefiori Stéphane Thimon, dipendente del negozio Leroy Merlin a Vitry. Ne faccio due al mese perché sono io a chiederlo. Se obbligano il grande magazzino a tenere chiuso la domenica, perdo oltre 3.000 euro l’anno”.

“È una cosa da matti, le ha fatto eco una dipendente di Sephora, noi abbiamo scelto di lavorare nel turno serale perché ne abbiamo voglia, guadagniamo il 25% in più e c’è una bella atmosfera, non riusciamo a capire perché ce lo impediscano”.

Per il governo, però, non è tanto una questione di opportunità, quanto di rapporti di lavoro. Una storia passata dal limite di 12 ore al giorno alle 35 ore settimanali. Anche se, con la crisi di oggi, i fortunati che hanno un posto vorrebbero poter lavorare di più. La questione dovrà essere risolta da Jean-Paul Bailly, ex dirigente delle Poste. La risposta è attesa entro novembre.