Francia/ Stretta contro i viaggi a rischio. Gli ostaggi pagheranno i rimborsi per la loro liberazione

Pubblicato il 28 Luglio 2009 15:22 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2009 15:22

Bernard Kouchner, ministro degli esteri del governo Sarkozy, intende scoraggiare i turisti che per i propri viaggi scelgono mete di paesi considerati “a rischio”. Quando passerà la proposta di legge presentata il 22 luglio, gli ostaggi francesi liberati dall’esercito saranno per legge obbligati  a rimborsare allo stato parte delle spese dell’operazione di salvataggio.

Il testo di legge elenca regioni e paesi a rischio. L’elenco costituirà de facto, per i cittadini francesi, un invito a non recarsi nelle zone elencate. Grazie a tale lista, la giustizia francese sarà autorizzata, nel caso di un sequestro e seguente operazione di recupero, a reclamare dai viaggiatori rapiti un contributo finanziario per le spese affrontate dall’esercito. Partecipazioni monetarie saranno richieste anche a quelle agenzie turistiche che organizzano viaggi nelle zone ritenute pericolose dal Ministero degli Esteri.

L’applicazione delle legge pone degli interrogativi sulla sua legalità dal momento che la costituzione francese elenca, tra i diritti fondamentali, quello a spostarsi (“se deplacer”).

La legge di Kouchner si propone implictamente, d’altro canto, di tracciare un confine tra responsabilità e sconsiderazione, punendo quest’ultima qualora essa provochi costi economici per lo stato. Se da una parte è sacrosanto che la responsabilizzazione del turista, quando un suo comportamento scriteriato incide sulla spesa pubblica, sia perseguita tramite un sistema di prevenzione e sanzioni, dall’altra la legge proposta dal ministro si fonda senz’altro su un arbitrio interpretativo (chi giudica dell'”inutilità del rischio”?) che pone seri quesiti sulla sua equa applicabilità.

La legge sugli ostaggi esiste in altri paesi europei, specificamente la Svizzera e la Germania. La tedesca Reinhilt Weigel, ostaggio in Colombia per dieci settimane, è stata recentemente costretta a pagare un conto di 12 600 euro, pari al costo del suo trasporto in elicottero, al momento della liberazione, fino alla capitale colombiana.